di Umberto Zollo | Ceresole Reale (TO) – Il 26 agosto la tappa finale della corsa Under 23 arriverà al Lago Serrù. Sulle rampe del Nivolet, tra memoria del Giro e nuovi vivai WorldTour, riflettori puntati su Lorenzo Mark Finn e sui talenti emergenti.
Prima arriverà il rumore delle motociclette, delle ammiraglie e della carovana. Poi, tra le rocce e le acque alpine, compariranno i corridori. Sagome piegate sulle biciclette, impegnate a cercare le ultime energie mentre la strada si restringe e sale verso il Lago Serrù, nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso.

Mercoledì 26 agosto 2026 il silenzio dell’alta Valle Orco lascerà spazio al ciclismo internazionale. L’ultima tappa del Tour de l’Avenir partirà da Strambino e terminerà sopra Ceresole Reale, sulle rampe che conducono al Colle del Nivolet. Sarà il capitolo conclusivo di una delle corse più importanti del calendario Under 23, spesso capace di anticipare i nomi destinati a imporsi pochi anni più tardi tra i professionisti.
Il traguardo sarà collocato al Lago Serrù, a oltre 2.200 metri di altitudine. Il Colle del Nivolet vero e proprio si trova ancora più in alto, oltre quota 2.600, ma la denominazione del valico identifica ormai l’intera ascesa che da Ceresole Reale conduce verso gli invasi del Serrù e dell’Agnel.

È una distinzione geografica necessaria, che non riduce la portata tecnica e paesaggistica dell’arrivo. Al contrario, proprio il Serrù rappresenta il punto nel quale la strada cambia volto e il paesaggio assume i caratteri più severi dell’alta montagna.
Le fotografie e i video realizzati sul posto restituiscono l’immagine di un ambiente che non ha bisogno di scenografie aggiuntive. L’acqua assume tonalità verdi e turchesi, le pietraie scendono dai versanti e i prati si interrompono davanti alle pareti rocciose. La carreggiata appare come una linea sottile disegnata tra il lago e la montagna.
In questo scenario, il territorio non sarà una semplice cornice televisiva. Quota, vento, pendenze e carreggiata contribuiranno direttamente alla selezione. La montagna entrerà nella corsa e diventerà uno degli avversari da affrontare.
Dopo l’abitato di Ceresole Reale, il percorso costeggerà inizialmente il lago artificiale, offrendo un tratto relativamente scorrevole. Sarà però soltanto una tregua. Negli ultimi dieci chilometri la strada tornerà a salire con decisione, attraverso una sequenza di tornanti e rampe che in diversi punti raggiungono e superano il 10%.

La pendenza, da sola, non racconta tutta la difficoltà. La tappa arriverà al termine di una settimana nella quale la classifica sarà già stata sottoposta a una selezione progressiva. Prima del passaggio in Italia, i corridori avranno affrontato la cronoscalata da Les Carroz a Flaine, con un tratto conclusivo su fondo sterrato, e la tappa alpina con arrivo sul Col de l’Iseran.
Il Lago Serrù sarà dunque il terzo esame ravvicinato in alta montagna. A quel punto non conterà soltanto la potenza espressa sulle pendenze più dure. Saranno determinanti il recupero, l’alimentazione, la gestione dello sforzo e la capacità di conservare lucidità dopo giornate particolarmente impegnative.
È proprio su questo terreno che il Tour de l’Avenir svolge la sua funzione più importante. La corsa non si limita a individuare il miglior scalatore del momento, ma verifica quali giovani siano già in possesso delle qualità necessarie per affrontare le grandi gare a tappe: continuità, resistenza alla pressione, lettura tattica e capacità di recuperare da uno sforzo all’altro.
Tra i nomi italiani maggiormente attesi figura Lorenzo Mark Finn, indicato come uno dei prospetti più interessanti della nuova generazione. Il corridore ligure, inserito nel progetto giovanile della Red Bull-Bora-hansgrohe, ha già dimostrato di possedere caratteristiche che vanno oltre la semplice predisposizione per la salita.
La sua crescita è stata accompagnata da risultati di rilievo internazionale, a partire dai titoli mondiali conquistati nelle categorie giovanili. Finn rappresenta una figura particolarmente significativa per il ciclismo italiano, alla ricerca di corridori capaci di competere nelle grandi corse a tappe e di confrontarsi con una generazione sempre più precoce e specializzata.
Sulle rampe del Serrù sarà chiamato a misurarsi con alcuni dei migliori Under 23 al mondo. La salita piemontese potrebbe adattarsi alle sue caratteristiche, ma il verdetto dipenderà anche dalla posizione in classifica, dal lavoro della squadra e dalle energie consumate nelle due precedenti giornate alpine.
La presenza di Finn aggiungerà un ulteriore elemento d’interesse per il pubblico italiano. Correre in Piemonte, davanti agli appassionati e sulle strade già attraversate dal Giro d’Italia, renderà ogni suo movimento particolarmente osservato. Un eventuale attacco non avrebbe soltanto un peso sportivo, ma diventerebbe una delle immagini simboliche dell’intera manifestazione.
L’edizione 2026 segnerà anche una trasformazione profonda nella struttura del Tour de l’Avenir. Per quasi vent’anni la competizione è stata riservata alle rappresentative nazionali. Da questa stagione, accanto alle selezioni di Paesi come Italia, Francia, Germania, Norvegia e Stati Uniti, saranno presenti anche i Development Team collegati alle formazioni WorldTour e Professional.
In gruppo correranno i vivai di alcune delle principali organizzazioni internazionali. Queste squadre sono ormai diventate strutture centrali nella formazione dei giovani, seguiti con metodi, tecnologie e programmi di allenamento molto vicini a quelli utilizzati nel ciclismo professionistico.
Il cambiamento fotografa l’evoluzione dell’attività Under 23. I talenti più promettenti entrano sempre prima nelle filiere delle grandi squadre, partecipano a calendari internazionali e vengono preparati per il passaggio tra i professionisti attraverso programmi personalizzati.
Il Tour de l’Avenir diventerà così un confronto non soltanto tra corridori, ma anche tra diversi modelli di formazione. Da una parte le rappresentative nazionali, costruite attorno ai migliori atleti disponibili; dall’altra i Development Team, abituati a lavorare durante l’intera stagione con gerarchie, strategie e obiettivi condivisi.
Il Nivolet sarà il luogo nel quale questi sistemi dovranno dimostrare la propria efficacia. Nelle prime fasi della salita sarà fondamentale proteggere i capitani e controllare eventuali fughe. Quando la strada tornerà a impennarsi, però, il lavoro collettivo lascerà gradualmente spazio alle qualità individuali.
Il Lago Serrù conserva già una pagina importante della storia recente del ciclismo. Il 24 maggio 2019 ospitò l’arrivo della tredicesima tappa del Giro d’Italia, partita da Pinerolo. Fu il primo grande appuntamento di montagna di quell’edizione e contribuì a modificare gli equilibri della classifica generale.

A imporsi fu Ilnur Zakarin, protagonista di una giornata nella quale gli attacchi si susseguirono lungo l’ascesa. Mikel Landa provò a guadagnare terreno, mentre Vincenzo Nibali e Primož Roglič si controllarono sulle pendenze finali. La salita dimostrò di poter premiare il coraggio, ma anche di trasformare una fase di attesa in un’occasione perduta.
Sette anni più tardi, sullo stesso terreno non arriveranno i capitani del Giro, ma corridori che sperano di diventarlo. È questa la forza simbolica dell’appuntamento del 26 agosto: osservare i migliori talenti Under 23 affrontare una strada già utilizzata per selezionare alcuni dei professionisti più forti al mondo.
Il Tour de l’Avenir ha costruito la propria reputazione proprio sulla capacità di anticipare il futuro. Nel suo albo d’oro compaiono campioni che hanno successivamente conquistato le più importanti corse internazionali. Per questo ogni edizione viene seguita con attenzione dagli osservatori e dai dirigenti delle squadre professionistiche.
Quando il gruppo raggiungerà Ceresole Reale, la selezione potrebbe essere già iniziata. Il tratto accanto al lago concederà qualche chilometro per riorganizzare le forze, ma davanti resteranno le rampe più dure. Gli ultimi tornanti offriranno poco spazio per nascondere una crisi o per correggere un errore di valutazione.
La quota renderà la respirazione più difficile, mentre il vento potrà modificare il peso degli attacchi. Chi avrà ancora compagni di squadra potrà sfruttarne il lavoro; chi sarà rimasto solo dovrà scegliere con attenzione il momento nel quale accelerare.
Potrebbe essere Lorenzo Mark Finn a emergere dall’ultima curva, confermando le aspettative del ciclismo italiano. Potrebbe invece essere il Serrù a rivelare un nome ancora poco conosciuto al grande pubblico, destinato a diventare familiare negli anni successivi.

