Poche ore prima del cruciale voto parlamentare sulla sua destituzione, previsto per le 19 di sabato 7 dicembre (le 11 in Italia), il presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol ha pronunciato un discorso alla nazione, scusandosi per aver imposto la legge marziale, ma senza rassegnare le dimissioni.
“Sono sinceramente dispiaciuto e mi scuso con il popolo che deve essere rimasto sorpreso”, ha dichiarato. Rispondendo alle preoccupazioni di una possibile nuova legge marziale, Yoon ha rassicurato: “Non ce ne sarà un’altra”. Ha poi assunto “la piena responsabilità politica e legale” per le sue azioni, affermando di lasciare al suo partito la decisione su come stabilizzare il Paese e sul futuro del suo mandato. “Chino il capo e mi scuso ancora una volta per le preoccupazioni causate alla popolazione”, ha aggiunto.
Nonostante le scuse, il destino politico di Yoon appare segnato. Scaricato persino dal suo partito, il People Power Party, il presidente è ora sotto forte pressione. “Le normali funzioni del presidente sono impossibili. È inevitabile che lasci prima del previsto”, ha dichiarato il leader del partito, Han Dong-hoon. Anche l’opposizione ha espresso un giudizio severo: il leader del Partito Democratico, Lee Jae-myung, ha definito il discorso “deludente”, accusando Yoon di tradire ulteriormente le aspettative del popolo.
La controversa decisione di dichiarare la legge marziale, martedì scorso, è stata giustificata da Yoon come una misura contro presunte “forze comuniste nordcoreane”. Tuttavia, non vi era alcuna minaccia imminente. La misura, durata appena sei ore, è stata percepita come un tentativo maldestro di consolidare il sostegno tra i conservatori più estremisti, ma ha finito per isolare ulteriormente il presidente.
Secondo la costituzione sudcoreana, l’impeachment richiede l’approvazione della maggioranza parlamentare e il voto favorevole dei due terzi dei deputati. La proposta passa poi alla Corte costituzionale, dove deve essere ratificata da almeno sei giudici. Durante l’intero processo, i poteri del presidente vengono sospesi, lasciando il Paese in attesa di una sentenza definitiva.
L’imposizione della legge marziale e il caos politico che ne è seguito potrebbero segnare definitivamente la fine del mandato di Yoon Suk Yeol.
