Dopo l’ordinanza di allontanamento dei figli e la sospensione della responsabilità genitoriale, il web si scaglia contro la magistratura. La solidarietà dei colleghi: “Toni aggressivi e inaccettabili, agiamo solo per il bene dei minori”.
L’AQUILA – Non è bastata la normale scorta istituzionale. La violenza verbale dei social network, trasformatasi in minacce dirette, ha costretto gli organi di sicurezza a innalzare lo scudo protettivo attorno a Cecilia Angrisano. La magistrata è finita nel mirino dopo aver firmato l’ordinanza che ha disposto l’allontanamento dei tre figli della coppia che viveva in isolamento nel bosco, ora trasferiti in una casa famiglia, e la contestuale sospensione della responsabilità genitoriale per Nathan e Catherine.
Il muro della magistratura: “Tutela dei minori sopra ogni cosa”
Di fronte all’ondata di fango mediatico, la presidente Angrisano e il procuratore David Mancini hanno scelto la via della trasparenza istituzionale, diffondendo una nota congiunta. L’obiettivo è chiarire che le decisioni del Tribunale non sono dettate da pregiudizi ideologici sullo stile di vita della coppia, ma da valutazioni oggettive sulla sicurezza dei bambini.
“Ogni iniziativa giudiziaria è ispirata esclusivamente ai principi di tutela dei diritti delle persone di minore età”, si legge nel comunicato. I magistrati hanno inoltre stigmatizzato i toni “aggressivi e non continenti” emersi nelle ultime ore, ribadendo che la giustizia minorile deve operare in un clima di serenità, lontano dalle gogne mediatiche.
Dal bosco alla casa famiglia: le tappe del conflitto
La vicenda della “famiglia nel bosco” ha diviso l’opinione pubblica tra chi sostiene il diritto alla libertà di scelta educativa dei genitori e chi, come il Tribunale, ravvisa una condizione di pregiudizio per la crescita e la salute dei piccoli. L’ultimo punto di rottura è stato l’allontanamento di Catherine dalla struttura protetta in cui si trovava inizialmente, una mossa che ha scatenato la reazione rabbiosa dei sostenitori della coppia, convinti che lo Stato stia operando un “sequestro di persona” legalizzato.
Il caso resta un nervo scoperto per la giustizia italiana: il delicato equilibrio tra le scelte di vita alternative dei genitori e il dovere di protezione dei minori da parte dello Stato è ora sotto la lente d’ingrandimento, in un clima dove la minaccia fisica sembra voler sostituire il confronto legale.
