CATANZARO – Le barricate sono alzate. Per i medici di base calabresi, lo schema di decreto legge sul riordino dell’assistenza primaria non è solo una riforma organizzativa, ma un attacco frontale al rapporto tra medico e paziente. Il segretario generale della Fimmg di Catanzaro, Gennaro De Nardo, non usa giri di parole: “Questa riforma presenta limiti evidenti e penalizza milioni di cittadini”.
Il nodo del contendere: dalle convenzioni alla dipendenza
Il cuore della discordia risiede nel nuovo ruolo previsto per i medici di base all’interno delle Case di Comunità. La riforma Schillaci punta a trasformare questi professionisti da liberi professionisti convenzionati con le Asl a veri e propri dipendenti pubblici, con un rapporto di lavoro subordinato simile a quello degli ospedalieri.
Secondo la Fimmg Catanzaro, questo passaggio nasconde insidie drammatiche:
- Fuga dalla professione: Il rischio è che molti medici, di fronte al cambio di status e alle nuove imposizioni burocratiche, scelgano di abbandonare il campo, aggravando la già cronica carenza di personale.
- Isolamento delle aree interne: In una regione come la Calabria, dove i trasporti sono spesso carenti, la scomparsa dello studio medico sotto casa per accentrare tutto nelle Case di Comunità lascerebbe migliaia di persone senza un presidio vicino.
- Fine del rapporto fiduciario: Oggi il cittadino sceglie il proprio medico. Domani, avvertono i sindacati, potrebbe trovarsi di fronte a un “medico di turno”, perdendo quella continuità assistenziale e umana fondamentale per la cura.
Gli impatti previsti dalla Fimmg Catanzaro
| Criticità | Conseguenza per il Cittadino |
|---|---|
| Centralizzazione | Tempi di attesa più lunghi e spostamenti difficili verso le Case di Comunità. |
| Addio alla fiducia | Rapporto impersonale con professionisti sempre diversi. |
| Fragilità sociale | Anziani e pazienti cronici i più penalizzati dalla perdita del punto di riferimento locale. |
| Accessibilità | Indebolimento delle cure primarie e del sistema sanitario nazionale. |
Un appello alla politica locale
Per De Nardo, la strategia del Governo è “miope” e non ha tenuto conto delle specificità dei territori.
“La sanità è per tutti: occorre tutelare la qualità dell’assistenza e attirare i giovani verso la medicina territoriale, ma la strada intrapresa non è quella giusta”, prosegue il segretario.
L’appello finale è rivolto a tutte le forze politiche calabresi, senza distinzione di schieramento, affinché facciano pressione su Roma per rimodulare il decreto. Se da un lato il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha definito la riforma “necessaria” per ammodernare il sistema, dall’altro i camici bianchi avvertono che, senza un passo indietro, il prezzo più alto lo pagheranno i soggetti più fragili e gli anziani, pilastri di una società che vede nel medico di famiglia non solo un tecnico, ma un sostegno sociale fondamentale.
La mobilitazione è solo all’inizio: i medici di famiglia sono pronti a dare battaglia per difendere quella che definiscono l’ultima frontiera della sanità pubblica di prossimità.


