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Attualità

Donne in cattedra in Campidoglio: intervista ad Alessandra D’egidio

A cura di Ilaria Solazzo 

Le protagoniste dell’eccellenza femminile premiate in
Campidoglio: tra cultura, riflessione e riconoscimenti alla carriera.

Nella storica Sala della Protomoteca, sotto i soffitti
affrescati del Campidoglio, si celebrerà il 5 settembre 2025 non solo un premio, ma una visione: quella di una cultura che riconosce e valorizza il pensiero femminile. È questo lo spirito della XXV edizione del Premio Culturale
Internazionale Cartagine 2.0, intitolata quest’anno “Donne in Cattedra”, organizzata in collaborazione con l’Accademia Tiberina, con l’Università Guglielmo Marconi e la Cattedra delle Donne.

Una giornata ideata per restituire centralità al ruolo della
donna nella cultura, nell’educazione, nella scienza e nelle istituzioni.

Un evento simbolico tra cultura e istituzioni

L’appuntamento è fissato per venerdì 5 settembre 2025. Dopo
l’organizzazione logistica prevista dalle ore 14:00, e gli accrediti a partire dalle 14:30, alle ore 15:00 prenderanno il via i lavori ufficiali. Ad aprire il convegno e la cerimonia saranno i saluti istituzionali da parte dell’On.
Fabrizio Santori, dell’Ammiraglio Rinaldo Veri, del Cav. Dott. Franco Antonio Pinardi, del Gen. Dott. Alessandro Della Posta, del Dott. Marco Belli e del Dott. Renato Ongania.

Seguiranno gli interventi accademici di docenti e
ricercatori di rilievo, come il Prof. Gianluigi Rossi, la Prof.ssa Franca De Santis, la Dott.ssa Laura Mazza, il Prof. Tommaso Valentini, il Prof. Francesco Scolaro e la Dott.ssa Sabrina Morelli. Il dibattito sarà moderato dalla
Prof.ssa Antonietta Micali, nota per il suo impegno nella promozione del pensiero critico e dell’equità di genere nei contesti culturali.

Nel corso della cerimonia sarà conferito il Premio Marie
Curie a tutte le donne premiate, un riconoscimento speciale dedicato alla memoria di una storica accademica tiberina distintasi nel mondo scientifico internazionale.

In un gesto simbolico di grande rilevanza, anche due uomini
riceveranno il Premio Marie Curie: Stefano Gori e Igor Ukman. La loro
premiazione rappresenta un atto forte contro ogni forma di pregiudizio e la volontà di promuovere un’idea di cultura che sia davvero inclusiva, superando
ogni distinzione di genere anche nell’assegnazione di premi tradizionalmente intesi come “al femminile”.

Riceverà il Premio alla Carriera Cartagine 2.0 l’On. Fabrizio Santori e il Presidente della
secolare Accademia Tiberina, mentre il Premio alla Carriera G. Belli – F. Lami sarà assegnato al Presidente dell’Accademia Cartagine 2.0.

Tra le figure femminili premiate quest’anno si segnalano la
Dott.ssa Sofia Mezzasalma, la scrittrice Alessandra D’Egidio, la Principessa Elettra Marconi, la Dott.ssa Laura Mazza, la Dott.ssa Rossana Lanati, la Prof.ssa Orietta Muzzi e la giornalista Ilaria Solazzo.

La giornata si concluderà con la Cena di Gala presso il
ristorante Le Mille e una Notte, in via Toscana, a Roma, alle ore 20:30 con menu a base di pesce, musica e ballo.

Nel suo insieme, l’edizione 2025 del Premio Cartagine 2.0 in
collaborazione con l’Accademia Tiberina, UniMarconi e Cattedra delle Donne, rappresenta un’occasione unica per valorizzare il talento femminile, incoraggiare il dialogo interdisciplinare e celebrare il merito in tutte le sue
forme.

Tra le protagoniste dell’edizione 2025 del Premio Cartagine,
spicca la figura della scrittrice Alessandra D’Egidio. Il suo stile narrativo profondo e il suo impegno nella diffusione culturale la rendono una voce autorevole nel panorama letterario italiano.

Intervistare Alessandra D’Egidio in occasione del conferimento del Premio Marie Curie è un’occasione per approfondire la visione
di una donna che ha scelto di raccontare l’universo femminile con autenticità, coraggio e consapevolezza.

Intervista – esclusiva – alla scrittrice Alessandra D’Egidio.

Come ha accolto la notizia di questo riconoscimento?

Con stupore e gratitudine. Quando si scrive, lo si fa per esigenza
interiore, non per ricevere premi. Ma essere scelta tra tante donne
straordinarie mi ha profondamente emozionata. È una responsabilità e un onore.

Il titolo dell’evento è “Donne in Cattedra”. Cosa significa
per lei questa espressione?

È una metafora potente. Non si tratta solo di docenza o
accademia, ma di voce, di visione. È il riconoscimento di un ruolo centrale nella costruzione del pensiero, della cultura, della società. In un certo
senso, ogni donna che ha il coraggio di esprimersi sta già salendo in cattedra.

“Ogni donna che ha il coraggio di esprimersi sta già salendo
in cattedra”, Alessandra D’Egidio

Qual è oggi, secondo lei, il ruolo della donna nella cultura
italiana?

Fondamentale, ma ancora troppo invisibile. Ci sono donne che
innovano, che scrivono, che insegnano, che creano, eppure faticano a ricevere
lo stesso spazio mediatico e istituzionale degli uomini. Eventi come questo servono a riportare equilibrio e luce.

Lei scrive storie forti, spesso con protagoniste femminili.
È una scelta consapevole?

Assolutamente sì. Le mie protagoniste sono donne imperfette, reali, spesso ferite, ma capaci di rinascere. Raccontarle è un atto politico, perché la narrativa modella l’immaginario. E cambiare l’immaginario è il primo
passo per cambiare il mondo.

Cosa le dà più forza nel suo lavoro di scrittrice?

Le lettrici. Quando una donna mi scrive dicendo che si è
riconosciuta in una mia pagina, allora capisco che sto facendo qualcosa di giusto. È un legame intimo e universale che va oltre la scrittura.

Cosa pensa delle nuove generazioni di donne?

Sono molto più libere, ma anche più esposte. Vivono in una
società che chiede tutto ma dà poco. Vanno sostenute, non solo con parole, ma con esempi, strutture, opportunità vere.

Come ha vissuto il dialogo con le altre premiate?

Con grande umiltà. Ognuna di loro ha una storia diversa, un
percorso unico, ma c’è un filo rosso che ci unisce: il desiderio di lasciare un segno attraverso il nostro lavoro. Sentirsi parte di una rete così ricca è rassicurante.

Che importanza attribuisce al Premio Cartagine e al Premio
Marie Curie?

Sono riconoscimenti dal forte valore etico e culturale. Il
Premio Cartagine valorizza il merito, la dedizione e il pensiero critico, mentre il Premio Marie Curie, legato a una figura accademica straordinaria,
sottolinea quanto il contributo femminile in ambito scientifico sia stato ed è tuttora fondamentale. Riceverlo in un’edizione così inclusiva, che premia anche
uomini impegnati nella parità, è un segnale potente.

“La cultura conta, le donne contano, e il loro contributo è
imprescindibile.” – Alessandra D’Egidio

Un pensiero conclusivo da condividere con chi leggerà questa
intervista?

Siamo tutte, ogni giorno, in cattedra nella nostra vita. Che
sia in una scuola, in una redazione, in una casa o in un libro. Non abbassiamo la voce. La cultura ha bisogno di donne che parlano forte e chiaro.

“In una giornata come questa, ogni parola detta ha un peso diverso. Celebrare il talento femminile, ascoltare storie di coraggio e visione diviene prezioso, oggi più che mai”, Alessandra D’egidio. 

Partecipare a un evento come “Donne in Cattedra 2025” non è
soltanto un onore, ma un momento di profonda responsabilità. Premiare il talento femminile significa riconoscere un cammino spesso irto di ostacoli, una
storia di resistenza, passione e impegno che ha bisogno di essere raccontata con voce chiara e senza filtri.

In un tempo in cui le parole possono facilmente perdere il
loro peso, qui abbiamo visto la forza di un pensiero autentico che si fa azione, di donne che non si limitano a occupare spazi ma che li trasformano, li ampliano, li reinventano.

Il premio non è solo un riconoscimento personale: è un
invito a non arrendersi, a costruire ponti fra culture, discipline e
generazioni, a superare pregiudizi antichi e a far emergere una nuova idea di società.

Essere donna oggi significa essere testimone e protagonista
di una rivoluzione culturale che passa attraverso la scrittura, la ricerca, l’arte e l’impegno sociale. E in questa rivoluzione, ogni voce conta. Ogni storia conta.

Accettare questo premio significa continuare a lottare affinché la cultura non sia mai più terreno di esclusioni o disparità. È una promessa di futuro, un atto di fede nel valore universale della conoscenza e nella capacità delle donne di guidare con coraggio e intelligenza il cambiamento.

Perché il futuro ha bisogno di donne protagoniste, non
comparse.

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