Finge rapina all’ufficio postale per coprire ammanchi: ex direttore indagato nel Canavese

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di Umberto Zollo

Un ex direttore di ufficio postale è finito sotto inchiesta per aver inscenato una rapina a mano armata nel tentativo di coprire un ammanco di denaro. L’episodio risale allo scorso aprile a Canischio, piccolo comune della provincia di Torino. Le indagini dei Carabinieri di Cuorgnè, coordinate dalla Procura di Ivrea, hanno fatto emergere un sistema ben più articolato che coinvolge anche altri uffici postali in cui l’uomo ha prestato servizio.

L’indagine prende il via da una presunta rapina denunciata lo scorso aprile: due soggetti armati e con il volto coperto sarebbero entrati nell’ufficio postale di Canischio, riuscendo a fuggire con quasi 20mila euro dalla cassaforte. Secondo la versione iniziale fornita dall’allora direttore dell’ufficio, si sarebbe trattato di un’aggressione lampo.

Tuttavia, le incongruenze nella ricostruzione e il supporto del Fraud Management di Poste Italiane hanno portato a una svolta nell’indagine. Gli investigatori hanno infatti scoperto che non vi sarebbe stata alcuna rapina: l’episodio sarebbe stato completamente inventato dall’uomo, trentacinquenne ex direttore dell’ufficio, per giustificare un ammanco corrispondente all’importo “asportato”.

Le accuse nei suoi confronti si aggravano ulteriormente quando gli inquirenti ricostruiscono altri episodi avvenuti durante la sua carriera in altri uffici postali della provincia di Torino. In una sede avrebbe sottratto circa 9.600 euro, mentre in un’altra avrebbe effettuato circa cinquanta interrogazioni abusive su dati anagrafici di clienti. Alcuni di questi risultano poi vittime di frodi informatiche, tra cui la tecnica del cosiddetto “boxing”, che avrebbe provocato danni superiori ai 10mila euro.

La perquisizione domiciliare ha restituito ulteriori elementi sospetti, tra cui 1.900 euro in contanti, sei blister vuoti per confezionare monete e una chiave appartenente a una cassaforte di un ufficio postale dove l’uomo aveva precedentemente lavorato.

Ora il soggetto risulta indagato per diversi reati: simulazione di reato, peculato, accesso abusivo a sistema informatico e frode informatica. Le accuse si riferiscono alla fase delle indagini preliminari: al momento vige la presunzione di innocenza.

L’inchiesta rappresenta un importante segnale d’allarme sulla vulnerabilità dei sistemi informatici e delle strutture locali, e mette in luce il ruolo cruciale della collaborazione tra forze dell’ordine e enti pubblici, come Poste Italiane, nella lotta ai reati contro la pubblica amministrazione. Saranno ora le indagini a stabilire l’esatta portata dei fatti e le eventuali responsabilità penali.