A oltre dieci anni dallo scandalo che aveva scosso la politica calabrese, il processo sui presunti illeciti nella gestione della Fondazione Calabresi nel Mondo si avvia verso la conclusione. In aula, la sostituto procuratrice Graziella Viscomi ha chiesto una condanna a cinque anni di reclusione per peculato nei confronti dell’ex deputato Pino Galati, all’epoca dei fatti presidente della Fondazione. La pm ha inoltre evidenziato un’altra ipotesi di reato, riqualificata in indebita destinazione di denaro e cose mobili, per la quale ha chiesto al Tribunale di dichiarare l’intervenuta prescrizione.
Assoluzione è stata invece richiesta per la collaboratrice Mariangela Cairo, mentre gli avvocati difensori di Galati, Francesco Gambardella e Salvatore Cerra, hanno chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto. Pareri di analoga natura sono stati espressi dagli avvocati Ermenegildo Massimo Scuteri e Giovanni Passalacqua, difensori della Cairo. La sentenza definitiva è attesa per l’11 febbraio, quando il Tribunale deciderà sul destino dei principali imputati e sull’eventuale conferma delle richieste avanzate dall’accusa.
Secondo l’inchiesta della procura, la Fondazione Calabresi nel Mondo sarebbe stata utilizzata per favorire clientele a fini elettorali, con l’obiettivo di consolidare il consenso politico e incrementare il bacino elettorale di Galati. In particolare, al centro dell’indagine sono finite 25 assunzioni effettuate all’interno della struttura, che secondo gli inquirenti avrebbero avuto scopi esclusivamente politici, mentre l’impiego effettivo dei lavoratori nella gestione operativa della Fondazione sarebbe stato solo simulato.
Il caso ha avuto un forte impatto mediatico e politico già al momento della sua esplosione, sollevando interrogativi sulla trasparenza nella gestione di fondazioni e sulla possibile commistione tra politica e apparati amministrativi. L’iter giudiziario, iniziato oltre un decennio fa, ha attraversato diverse fasi e modifiche nelle imputazioni, fino alla richiesta odierna della pm Viscomi che punta a definire la vicenda con una condanna significativa per peculato, mentre altre ipotesi di illecito rischiano di cadere in prescrizione.
La sentenza dell’11 febbraio sarà quindi un momento cruciale non solo per gli imputati, ma anche per il panorama politico regionale e per la credibilità delle istituzioni coinvolte, segnando una possibile chiusura di uno scandalo che ha attraversato più legislature e generazioni di amministratori pubblici.


