Il sostituto procuratore generale, Vincenzo Senatore, ha richiesto la conferma della condanna per 32 imputati, un nuovo processo di secondo grado presso la Corte d’Appello di Catanzaro per altre 26 persone e la rideterminazione di due pene.
Questo è il riassunto della requisitoria presentata alla Suprema Corte nell’ultimo atto del processo abbreviato derivato dall’inchiesta Stige della Dda di Catanzaro contro la cosca Farao-Marincola di Cirò. Ieri in Cassazione sono iniziate le discussioni, che proseguiranno fino ai primi di giugno quando è attesa la sentenza della Corte.
L’operazione Stige, avviata il 9 gennaio 2018 con 169 arresti eseguiti dai carabinieri, avrebbe permesso alla Procura antimafia di Catanzaro di smantellare una “holding criminale” che per anni avrebbe controllato interi settori dell’economia locale e influenzato l’attività amministrativa dei Comuni del Cirotano.
La ‘ndrina dei Farao-Marincola sarebbe riuscita a dominare il mercato dell’import-export di prodotti alimentari e vitivinicoli, di semilavorati e preparati per pizza venduti in Germania, oltre a ottenere appalti per il taglio e la commercializzazione della legna nell’altopiano silano, affidando gli interventi boschivi all’impresa “Fratelli Spadafora srl” di San Giovanni in Fiore, utilizzando minacce e la complicità di funzionari comunali.


