Bonus facciate, presunta frode da 2 milioni: due coniugi in carcere e sequestri per oltre 1,5 milioni

di Umberto Zollo | Torino – La Guardia di Finanza ricostruisce un sistema di crediti fiscali fittizi per lavori mai eseguiti: cinque indagati, due coniugi in carcere e beni sequestrati per oltre 1,5 milioni di euro.

Una presunta frode fiscale costruita attorno al bonus facciate, con circa 2 milioni di euro di crediti d’imposta ritenuti fittizi, cinque persone coinvolte e due coniugi destinatari della custodia cautelare in carcere. È quanto ha ricostruito a Torino la Guardia di Finanza al termine di un’attività coordinata dalla Procura della Repubblica. Il Gip ha inoltre disposto un sequestro che ha portato al vincolo di beni e disponibilità per oltre un milione e mezzo di euro.

Al centro degli accertamenti ci sono un uomo di 50 anni e una donna di 60, entrambi originari di Torino e residenti nell’hinterland del capoluogo. I due coniugi sono titolari di una società che si occupa di amministrazione di condomini. Secondo la ricostruzione degli investigatori, proprio l’attività nel settore condominiale avrebbe rappresentato il punto di partenza del sistema utilizzato per ottenere le agevolazioni fiscali legate agli interventi edilizi.

Gli approfondimenti del 2° Nucleo Operativo Metropolitano della Guardia di Finanza di Torino si sono concentrati sulle ristrutturazioni immobiliari per le quali era stato utilizzato il meccanismo dello sconto in fattura. L’analisi dei documenti fiscali, dei movimenti finanziari e del materiale acquisito durante perquisizioni domiciliari e informatiche ha portato gli investigatori a individuare quattro imprese riconducibili ai due coniugi.

Secondo gli accertamenti, queste società avrebbero emesso fatture relative a lavori edilizi mai eseguiti. La documentazione avrebbe così consentito di generare crediti d’imposta collegati a interventi di rifacimento delle facciate che, nella ricostruzione delle Fiamme Gialle, esistevano soltanto sulla carta.

Un ruolo importante avrebbe avuto anche la documentazione tecnica e condominiale. Gli interventi risultavano infatti asseverati da un tecnico abilitato, mentre in diversi casi le autorizzazioni poggiavano su delibere condominiali risultate false o inesistenti. In un episodio, gli investigatori hanno accertato anche il coinvolgimento di un condomino nella predisposizione della documentazione.

Il valore complessivo dei crediti fiscali ritenuti fittizi raggiunge circa 2 milioni di euro. Una parte, secondo la Guardia di Finanza, sarebbe stata utilizzata per compensare debiti tributari riferibili a persone fisiche e società vicine ai due coniugi. La restante quota sarebbe invece stata ceduta a terzi e trasformata in liquidità.

Le somme così ottenute sarebbero poi servite per acquistare alcuni immobili in Piemonte e Liguria, formalmente intestati a un familiare. Gli investigatori hanno quindi seguito non soltanto la formazione dei crediti d’imposta, ma anche i successivi passaggi finanziari e patrimoniali.

Il provvedimento di sequestro ha interessato crediti d’imposta, disponibilità finanziarie, immobili e beni mobili registrati. In alcuni casi, i beni risultavano intestati a parenti ma, secondo gli accertamenti, sarebbero rimasti nella disponibilità dei soggetti ritenuti al centro del sistema. Il valore complessivo sottoposto a vincolo supera 1,5 milioni di euro.

Sono cinque le persone coinvolte nell’attività. Le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, comprendono emissione di fatture per operazioni inesistenti, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, autoriciclaggio, riciclaggio e favoreggiamento personale.

L’inchiesta mette al centro non soltanto la produzione delle fatture, ma l’intera catena che avrebbe permesso di trasformare lavori edilizi inesistenti in crediti fiscali, utilizzare quei crediti per abbattere debiti tributari o cederli e, infine, impiegare parte delle somme ottenute per operazioni immobiliari.

@foto di repertorio

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Umberto Zollo