TEHERAN – La notizia che il mondo intero temeva è arrivata all’alba di oggi attraverso i canali ufficiali delle Guardie della Rivoluzione iraniane: una nave da guerra degli Stati Uniti sarebbe stata colpita da due missili a lungo raggio mentre incrociava nelle acque strategiche vicino allo Stretto di Hormuz.
L’attacco nel corridoio del petrolio
Secondo il comunicato di Teheran, l’attacco sarebbe una “risposta necessaria alle continue provocazioni imperialiste” nella regione. Sebbene il Pentagono non abbia ancora confermato l’entità dei danni o il numero delle eventuali vittime, fonti d’intelligence parlano di un’unità navale impegnata in operazioni di pattugliamento per garantire il transito delle petroliere. Lo Stretto di Hormuz, attraverso cui passa circa un quinto del greggio mondiale, è ora di fatto una zona di guerra dichiarata.
La risposta di Trump: scatta il “Project Freedom”
La reazione del Presidente Donald Trump è stata fulminea. Dalla Situation Room della Casa Bianca, il tycoon ha annunciato l’avvio immediato dell’operazione “Project Freedom”.
“Non permetteremo a un regime canaglia di tenere in ostaggio il commercio mondiale e di colpire i nostri uomini e donne in divisa,” ha dichiarato Trump in un videomessaggio alla nazione. “Project Freedom è stato attivato: libereremo le rotte, proteggeremo le nostre navi e Teheran pagherà un prezzo che non ha mai nemmeno immaginato.”
L’operazione prevede l’invio massiccio di cacciatorpediniere aggiuntivi e il supporto aereo ravvicinato per ogni nave commerciale e militare in transito nello stretto, con l’autorizzazione a rispondere al fuoco contro qualsiasi minaccia rilevata nei radar.
Esecuzioni interne: pugno di ferro contro il Mossad
Contemporaneamente alle operazioni militari, il regime degli Ayatollah ha intensificato la purga interna. Questa mattina, le autorità giudiziarie di Teheran hanno confermato l’avvenuta esecuzione di tre persone condannate per spionaggio.
Le accuse, come spesso accade in questi casi, riguardano presunti legami diretti con il Mossad, il servizio segreto israeliano. Secondo la magistratura iraniana, i tre avrebbero fornito coordinate sensibili e informazioni logistiche che avrebbero facilitato recenti operazioni di sabotaggio sul suolo persiano. Le esecuzioni sono state interpretate dagli analisti internazionali come un segnale di estremo nervosismo del regime, che cerca di compattare il fronte interno attraverso il terrore mentre si prepara allo scontro aperto con gli Stati Uniti.
Il mondo osserva con il fiato sospeso: la combinazione tra l’attacco missilistico, la massiccia risposta militare americana e la paranoia interna iraniana ha creato una miscela esplosiva che rischia di incendiare l’intero scacchiere mediorientale nelle prossime ore.

