Quasi una persona su due usa L’intelligenza artificiale per cercare informazioni sulla propria salute. A volte lo fa anche per cercare di comprendere il senso di un referto medico o capire l’esito di una visita medica con uno specialista, però viene usata anche in momenti di grande fragilità, quando si hanno dei forti dubbi e allora sulla scorta di queste novità l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla ha creato le condizioni di un dialogo con esperti e con persone per capire capire il rapporto reale tra malattia e intelligenza artificiale.
Si chiama “Living AI With MS, abilitare il presente e abilitare il futuro” l’incontro promosso da Aism a Roma per capire come l’intelligenza artificiale stia cambiando concretamente l’esperienza della sclerosi multipla.
“Quando parliamo di intelligenza artificiale pensiamo all’aspetto empatico. Pensiamo al confronto ma dobbiamo invece considerare che abbiamo bisogno di una realtà dove le persone con ovviamente il loro medico curante ma anche con i familiari e anche con i rappresentanti dell’associazione devono avere quel rapporto pienamente empatico che permette di mettere insieme in sintesi quello che l’uomo può fare, perché la macchina può dare degli aspetti che sono però parziali, qualche volta cerca addirittura di persuaderci che ha ragione, ma in realtà, se usiamo l’intelligenza umana insieme all’intelligenza artificiale, possiamo fare molto di più.” Le parole del Presidente FISM Mario Alberto Battaglia.
Chi convive con la sclerosi multipla all’intelligenza artificiale fa domande molto precise: chiede di decifrare un referto, di capire se un sintomo è normale oppure no, chiede di prepararsi a una visita senza dimenticare nulla e la usa subito dopo per rileggere e capire meglio quello che è stato detto e tra una visita e l’altra per capire se un segnale del corpo è qualcosa da monitorare o da riferire subito.
“La maggioranza degli italiani, circa l’84% sì va su Google e fa domande all’intelligenza artificiale per capire i sintomi che ha per fare delle valutazioni d’ordine appunto sanitario e questo è un fattore positivo. L’elemento negativo sta nel che non la maggioranza ma un numero molto consistente invece mette in discussione il medico sulla base delle risposte, per esempio di GPT e quindi prima della visita, dopo la visita al momento della diagnosi, nel momento della terapia confrontano le risposte del medico con quelle dell’assistente virtuale, cioè di GPT o Gemini o Claude mettendo in dubbio le parole del medico. Il tema quindi non è solo tecnologico e culturale, relazionale ma anche emotivo.” dice l’economista e analista dei comportamenti affettivi Antonio Preiti.
L’intelligenza artificiale insomma non si limita a dare informazioni, ma rassicura, semplifica e soprattutto risponde subito. E’ proprio per questo che diventa uno strumento sempre più presente nella relazione tra medico e paziente. Il punto, dicono gli esperti, è a imparare a usarle in modo consapevole, senza sostituire il confronto con lo specialista.
