MASSA – L’inviato del programma condotto da Paolo Del Debbio, Valerio Toma, ha incontrato i genitori di due dei ragazzi accusati di aver partecipato alla rissa sfociata in tragedia. Il quadro che emerge è quello di una negazione quasi totale della colpevolezza dei propri figli, descritti come “incensurati” e “buoni”, contrapposti a una vittima che, secondo loro, avrebbe avuto le sue colpe.
«È normale reagire»
Il padre di Ionut Alexandru Miron, uno dei ragazzi fermati, ha respinto con forza l’etichetta di delinquente per il figlio:
«Io credo che mio figlio sia innocente, è un bravo ragazzo. Sono dispiaciuto, una cosa del genere non deve succedere mai. Lui non è il tipo che lancia bottiglie contro i locali».
Tuttavia, l’uomo ha poi aggiunto una frase che ha gelato lo studio: «Se uno ti viene ad attaccare è normale reagire». Una tesi, questa, sostenuta anche dai legali dei ragazzi, secondo cui a far scoppiare il caos sarebbe stata una testata data proprio da Bongiorni nel tentativo di difendere i suoi cari.
L’attacco frontale alla vittima: «Cadi se sei ubriaco»
Ancora più dure le parole di Eduardo Alin Carutasu, padre di un altro degli arrestati. Al telefono con Toma, l’uomo non solo ha difeso il figlio, ma ha sollevato dubbi sulle condizioni della vittima:
«Quel signore là ha dato una testata a un bimbo. Un altro di 16 anni gli ha dato un pugno ed è morto? Non mi dite che si cade giù con un pugno, cadi giù se sei ubriaco o drogato».
L’uomo ha poi concluso affermando che Bongiorni «non doveva intromettersi», ma avrebbe dovuto chiamare le forze dell’ordine invece di affrontare il gruppo che stava disturbando la quiete della piazza.
Un dibattito educativo aperto
L’inchiesta di “Dritto e Rovescio” riaccende i riflettori su un fenomeno sempre più preoccupante: l’incapacità di alcune famiglie di riconoscere la pericolosità dei propri figli, spesso giustificati anche di fronte a evidenze drammatiche.
Mentre la comunità di Massa si stringe attorno alla compagna e al figlio di Giacomo Bongiorni, resta l’amarezza per una narrazione che tenta di trasformare la vittima in carnefice. La magistratura dovrà ora stabilire se quel “pugno” sia stato l’atto finale di una difesa o, come appare dalle prime testimonianze, il colpo di grazia di un branco senza pietà.
