Svolta nell’omicidio Ceravolo: dopo 12 anni arrivano gli arresti. Don Ciotti: «La speranza è un dolore che non si arrende»

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VIBO VALENTIA – Il destino ha scelto un momento simbolico per far scattare le manette. Mentre i militari eseguivano l’operazione contro la ‘ndrangheta locale, a Dasà — a pochissimi chilometri dal luogo dell’agguato a Filippo — si stava commemorando un’altra vittima innocente: Pino Russo Luzza, il ventiduenne barbaramente ucciso nel 1994, a cui è stata intitolata la sala conferenze della biblioteca comunale.

La telefonata di Don Ciotti a papà Martino

Proprio mentre si recava alla cerimonia, Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, è stato raggiunto dalla notizia della svolta nelle indagini. La sua prima reazione è stata una telefonata a Martino Ceravolo, il padre che in questi dodici anni non ha mai smesso di urlare la sua sete di giustizia nelle piazze e nelle scuole.

«Un papà che finalmente sa chi sono veramente gli assassini di suo figlio», ha dichiarato Don Ciotti con voce rotta dall’emozione. «Non si potrà restituire la vita a un ragazzo pulito, che aveva semplicemente chiesto un passaggio, ma oggi c’è un’esplosione di gioia nel dolore. La speranza è un dolore che non si arrende».

Una “Memoria Viva” contro l’omertà

Don Ciotti ha colto l’occasione per ricordare che, purtroppo, l’80% dei familiari delle vittime di mafia non conosce ancora la verità. Per questo, l’operazione odierna nel Vibonese rappresenta un segnale potentissimo per l’intero territorio calabrese: lo Stato non dimentica, anche se la strada è lunga e tortuosa.


La nota di Libera: «Un passo decisivo»

Il coordinamento provinciale di Libera ha espresso profonda gratitudine alla Magistratura e alle Forze dell’Ordine per il lavoro “silenzioso e costante” che ha permesso di superare il muro di gomma delle complicità locali.

  • L’abbraccio alla famiglia: Libera si è stretta attorno a papà Martino, mamma Anna e alle sorelle di Filippo, definendo la loro tenacia un “faro di legalità per l’intero territorio”.
  • Oltre la retorica: L’associazione ha ribadito che questo non è un punto di arrivo, ma un “nuovo inizio” per trasformare il sacrificio di un giovane innocente in frutti concreti di consapevolezza.

La tragedia di Filippo: un errore fatale

Filippo Ceravolo fu ucciso la sera del 25 ottobre 2012. La sua unica “colpa” fu quella di trovarsi sull’auto sbagliata nel momento sbagliato: aveva chiesto un passaggio a un conoscente, reale obiettivo dei sicari in quella che era una sanguinosa faida di ‘ndrangheta tra le Preserre vibonesi. Filippo era un lavoratore, un ragazzo estraneo a contesti criminali, la cui vita è stata spezzata dalla ferocia di chi spara senza guardare in faccia nessuno.

Oggi, quell’auto e quel passaggio non sono più solo un ricordo doloroso, ma le prove di un delitto che la giustizia ha finalmente iniziato a ricomporre. Per Martino Ceravolo, che per anni ha girato l’Italia con la foto del figlio al collo, il 16 aprile 2026 resterà il giorno in cui il dolore ha smesso di essere solo buio, diventando, finalmente, speranza.