Giustizia per Filippo Ceravolo: 15 arresti tra le cosche delle Preserre. Il Procuratore: «Restituita dignità al dolore»

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CATANZARO – “Oggi il cielo è plumbeo ma è una gran bella giornata”. L’esordio del procuratore Curcio sintetizza il valore di un’indagine minuziosa che ha attraversato l’Italia — da Vibo a Torino, fino a Sassari e Terni — per colpire le ‘ndrine Emanuele e Loiero, protagoniste di una faida sanguinosa per il controllo del territorio vibonese.

L’agguato e l’errore: la fine di un innocente

Il cuore dell’inchiesta riguarda la notte del 25 ottobre 2012. Filippo Ceravolo, un giovane lavoratore assolutamente estraneo a contesti criminali, accettò un passaggio in auto da Domenico Tassone. Non sapeva che quel gesto gentile lo avrebbe trasformato nel bersaglio di un gruppo di fuoco.

I sicari, che miravano a Tassone nell’ambito della guerra tra i gruppi delle Preserre, fecero un errore nell’esecuzione, colpendo a morte Filippo. “Reo semplicemente di aver preso un passaggio”, ha ricordato con amarezza Curcio. Grazie a un mosaico investigativo fatto di intercettazioni e riscontri puntuali, sono stati eseguiti tre arresti specifici per l’omicidio del giovane.

La mappa della guerra: le Preserre vibonesi

L’indagine ha ricostruito la strategia militare dietro i fatti di sangue:

  • Il Movente: Il tentativo dei Loiero di riprendersi l’egemonia nell’area dopo gli omicidi dei fratelli Giuseppe e Vincenzo Loiero nel 2002.
  • I Fatti: Oltre all’omicidio Ceravolo, l’inchiesta fa luce sull’assassinio di Antonino Zupo (settembre 2012) e su attentati eclatanti, come l’autobomba del 2017.
  • L’Arsenale: Il sequestro di pistole, fucili e perfino un Kalashnikov conferma la ferocia e la potenza di fuoco dei clan coinvolti.

Focus sull’Inchiesta: i numeri della svolta

DettaglioNumeri/Località
Misure Cautelari15 totali
Province InteressateVibo Valentia, Catanzaro, Cosenza, Torino, Sassari, Teramo, Terni, Viterbo
Reati ContestatiOmicidio, tentato omicidio, estorsione aggravata, detenzione armi da guerra
Svolta Omicidio Ceravolo3 arresti eseguiti (gruppo di fuoco e “specchietti”)

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Estorsioni e pizzo: la pressione sulle ditte

Non solo omicidi. L’indagine ha svelato un sistema estorsivo asfissiante. Un imprenditore è stato costretto a versare 20.000 euro una tantum oltre a rate mensili, mentre una ditta impegnata in lavori pubblici nel Vibonese è finita nel mirino dei clan per il pagamento della “mazzetta”. È la conferma di una ‘ndrangheta che controlla capillarmente l’economia legale attraverso l’intimidazione.

Il pensiero alle vittime: Dodò e Filippo

Il procuratore Curcio ha voluto dedicare un pensiero non solo alla famiglia Ceravolo — con il papà Martino che ha definito questa come una “giornata bellissima” dopo anni di battaglie — ma a tutte le vittime innocenti di mafia, citando i genitori del piccolo Dodò Gabriele, ucciso a soli 11 anni a Crotone.

“Abbiamo contribuito a restituire dignità a questo dolore”, ha concluso il procuratore. Ma l’attenzione resta alta: l’area delle Preserre rimane una zona ad elevata densità criminale e il lavoro degli inquirenti, definiti oggi “compositori di un mosaico perfetto”, non è ancora terminato.