di Umberto Zollo | Torino – Una terapia con immunoglobuline e il parto anticipato hanno evitato il danno epatico fetale causato dalla rarissima GALD, già responsabile della morte del precedente neonato della coppia.
Una terapia settimanale con immunoglobuline, un monitoraggio costante e la scelta di anticipare il parto hanno permesso la nascita di Filippo, venuto alla luce il 23 giugno 2026 all’ospedale Sant’Anna di Torino senza i danni epatici provocati da una rarissima patologia immunologica gestazionale. La madre, Federica, 30 anni, era stata seguita come gravidanza ad alto rischio dopo la morte del precedente neonato, avvenuta nel luglio 2025.
Il bambino è nato con taglio cesareo alla trentaduesima settimana di gestazione, circa due mesi prima del termine. Dopo il parto è stato affidato alla Neonatologia e all’Unità di Terapia intensiva neonatale del Sant’Anna. Gli accertamenti eseguiti in modo ripetuto hanno escluso la presenza di un danno immunologico al fegato.

La storia clinica aveva avuto inizio il 16 luglio 2025, quando Federica, già madre di una bambina di sette anni, si era recata al Sant’Anna per un controllo di routine durante l’ottavo mese della sua seconda gravidanza. Gli esami avevano evidenziato un improvviso e grave stato di sofferenza fetale, rendendo necessario un parto cesareo urgente.
Il neonato aveva manifestato fin dalle prime ore una severa insufficienza epatica e renale, seguita da una compromissione di più organi. Nonostante le cure intensive, era morto dopo tre giorni di vita.
Gli accertamenti successivi avevano individuato la causa in una forma particolarmente rara di incompatibilità immunologica tra madre e feto, denominata GALD, Gestational Alloimmune Liver Disease. Durante la gravidanza, il sistema immunitario materno aveva prodotto anticorpi capaci di attaccare le cellule epatiche fetali, provocando il progressivo cedimento del fegato.
La reale incidenza della patologia nella popolazione non è conosciuta. È invece documentato un rischio di ricorrenza che può raggiungere il 90 per cento nelle gravidanze successive. La diagnosi prenatale è estremamente complessa perché l’eventuale danno al fegato del feto può non essere individuato tempestivamente attraverso i normali controlli.
Dopo la perdita del bambino, ginecologi, specialisti di patologia ostetrica e neonatologi del Sant’Anna avevano illustrato ai genitori la possibilità che la malattia si ripresentasse. La letteratura scientifica indicava una sola strategia terapeutica durante una nuova gravidanza, già sperimentata in alcuni centri esteri ma senza una garanzia assoluta di successo.
Federica e il compagno Luca hanno iniziato una nuova gravidanza alla fine del 2025. La donna è stata presa in carico dall’Ambulatorio Gravidanze a rischio dell’Ostetricia e Ginecologia 4 del Sant’Anna. Da febbraio 2026 è stata sottoposta, una volta alla settimana, a lunghe infusioni endovenose di immunoglobuline umane, proseguite fino alla nascita.
Il trattamento aveva l’obiettivo di limitare la reazione immunitaria materna e proteggere il fegato del bambino. Parallelamente, le condizioni della madre e del feto sono state controllate durante l’intero percorso gestazionale.
Una delle principali difficoltà per l’équipe era rappresentata dall’impossibilità di stabilire con certezza e in tempo reale l’eventuale insorgenza del danno epatico. Per ridurre il rischio, ginecologi e pediatri hanno quindi deciso di programmare la nascita alla trentaduesima settimana, individuando un punto di equilibrio tra il benessere fetale ancora documentabile e una prematurità considerata gestibile dall’équipe neonatologica.
Il taglio cesareo è stato eseguito dalla dottoressa Elisabetta Cantanna, che aveva seguito la gravidanza. Il percorso ha coinvolto l’Ostetricia e Ginecologia 4 diretta dal dottor Saverio Danese, l’Ambulatorio Gravidanze a rischio coordinato dal dottor Carlo Maria Carmazzi, la Neonatologia diretta dalla dottoressa Caterina Carbonara e la Terapia intensiva neonatale guidata dalla dottoressa Francesca Campagnoli.
Al termine degli accertamenti, Filippo non ha mostrato segni della patologia immunologica epatica che aveva colpito il precedente neonato.
“Questa storia a lieto fine testimonia ancora una volta l’eccellenza multidisciplinare dell’ospedale Sant’Anna e del Servizio Sanitario regionale. I nostri professionisti hanno permesso che avvenisse un vero e proprio miracolo della vita, grazie anche alle terapie messe a disposizione e alla tenacia di Federica e Luca”, ha dichiarato Adriano Leli, direttore generale dell’Azienda ospedaliera OIRM-Sant’Anna.

