di Umberto Zollo | Torino – Università di Torino e Città della Salute avviano E-CHANGE, progetto finanziato dal MUR per studiare gli effetti del clima sulla salute, dalle emergenze acute alle conseguenze su gravidanza e infanzia.
Quanto incidono ondate di calore, incendi, alluvioni e altri eventi climatici estremi sulla salute? E quali conseguenze possono emergere a distanza di anni quando l’esposizione avviene durante periodi delicati come la gravidanza e i primi anni di vita? Sono le domande al centro di E-CHANGE, nuovo progetto dell’Unità di Epidemiologia dell’Università di Torino e dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, finanziato dal Fondo Italiano per la Scienza FIS 2 del Ministero dell’Università e della Ricerca.
La ricerca punta a osservare il rapporto tra cambiamento climatico e salute lungo diverse scale temporali. Alcune conseguenze delle temperature estreme possono infatti comparire nell’arco di pochi giorni, mentre altre associazioni potrebbero diventare evidenti soltanto dopo mesi o anni. Proprio questa distanza temporale rappresenta uno dei nodi che il progetto intende approfondire.
Gli eventi climatici estremi non interessano tutti allo stesso modo e non producono necessariamente un unico effetto sanitario. Caldo intenso, incendi, siccità, precipitazioni eccezionali e condizioni favorevoli alla diffusione di vettori di malattie possono incidere attraverso meccanismi differenti e con tempi diversi.
Gran parte degli studi epidemiologici disponibili, sottolineano i promotori del progetto, tende però a concentrarsi su un singolo esito sanitario e su finestre temporali relativamente limitate. E-CHANGE proverà invece a mettere in relazione tipo di esposizione, condizioni di salute e momento in cui gli eventuali effetti si manifestano.
Una particolare attenzione sarà riservata alle fasi considerate più vulnerabili, a partire da gravidanza e prima infanzia. L’obiettivo è verificare se eventi climatici estremi sperimentati in questi periodi possano associarsi, anche a distanza di tempo, a variazioni nella crescita o nella salute respiratoria.
Il nome E-CHANGE deriva da boosting Epidemiological methods to assess human health risks in a CHANGing climatE. Il progetto unirà epidemiologia, biostatistica, biologia molecolare e scienze del clima, con l’obiettivo di affrontare il problema attraverso fonti e metodologie differenti.
L’analisi si concentrerà sull’Italia e seguirà due principali linee di ricerca.
La prima riguarderà gli effetti a breve termine degli eventi climatici estremi. I ricercatori analizzeranno il rapporto tra ondate di calore, incendi e alluvioni e la mortalità giornaliera sul territorio nazionale. Un altro filone riguarderà il ruolo delle condizioni climatiche nella diffusione delle malattie trasmesse da vettori, comprese le infezioni da virus West Nile, la dengue e la malattia di Lyme.
La seconda linea guarderà invece al lungo periodo, concentrandosi sulle esposizioni avvenute durante gravidanza e infanzia. Saranno valutate le possibili associazioni con la crescita e la salute respiratoria e verranno analizzate anche modificazioni misurabili attraverso l’epigenetica, cioè i meccanismi che possono modificare l’attività dei geni senza alterare la sequenza del DNA.
Alla base della ricerca ci sarà l’integrazione di database climatici, ambientali e sanitari. E-CHANGE utilizzerà dati nazionali sulla mortalità, sistemi di sorveglianza delle malattie infettive e le informazioni raccolte da due coorti italiane madre-bambino, NINFEA e Piccolipiù.
L’obiettivo è costruire un’infrastruttura interoperabile che permetta di mettere in relazione informazioni provenienti da fonti differenti. La banca dati potrà diventare anche una base per ulteriori studi sul rapporto tra ambiente, clima e salute pubblica.
Giovenale Moirano, ricercatore del Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università di Torino e Principal Investigator di E-CHANGE, sottolinea il possibile valore scientifico di questa struttura:
“l’infrastruttura di dati creata dal progetto, armonizzando informazioni climatiche, socioeconomiche e sanitarie, costituirà uno strumento prezioso per verificare nuove ipotesi scientifiche oltre a quantificare l’impatto del cambiamento climatico su diversi esiti sanitari”.
Uno dei passaggi più complessi sarà provare a quantificare la parte degli effetti sanitari attribuibile al cambiamento climatico. I ricercatori integreranno modelli climatici e strumenti epidemiologici per confrontare gli effetti stimati nelle condizioni climatiche attuali con quelli di uno scenario ipotetico privo del cambiamento climatico osservato.
Il confronto dovrebbe consentire di valutare il cosiddetto carico di malattia attribuibile al riscaldamento del clima, fornendo elementi utili anche sul piano della prevenzione.
Le possibili applicazioni riguardano infatti i sistemi sanitari e le politiche di adattamento: dalla definizione di sistemi di allerta precoce basati sulle informazioni climatiche fino alla progettazione di interventi rivolti ai gruppi maggiormente esposti.
“i risultati di E-CHANGE contribuiranno a migliorare le politiche di adattamento climatico nel settore sanitario, favorendo sia lo sviluppo di sistemi di allerta precoce basati su dati climatici sia di interventi di sanità pubblica mirati alle popolazioni vulnerabili”, afferma Moirano.
La sfida sarà quindi andare oltre la rilevazione delle conseguenze immediate degli eventi estremi e ricostruire, attraverso dati sanitari e ambientali, come il clima possa lasciare tracce sulla salute anche molti anni dopo l’esposizione. Un passaggio necessario per trasformare le conoscenze epidemiologiche in strumenti di prevenzione e pianificazione sanitaria.
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