Non sarà certo un punto al Dall’Ara a far scattare un carosello nelle piazze della città, ma nel calcio conta soprattutto la sostanza.
E quella emersa dalla trasferta di Bologna dice che il Torino ha un’anima. Il pareggio di 1 a 1 lascia in dote alla causa granata molti più spunti positivi che motivi di rammarico. Al di là del tabellino, la squadra ha dato risposte chiare: il gruppo segue compatto la visione di Ignazio Abate, ne condivide i principi ed è pienamente consapevole dei propri limiti strutturali.
A pesare sul risultato finale c’è indubbiamente l’episodio del rigore solare negato a Oristanio nella ripresa, una decisione arbitrale discutibile. In conferenza stampa lo stesso tecnico non ha cercato alibi: «Non lo commento, si commenta da solo. L’avete visto tutti, quindi accettiamo». Quello che conta davvero è la capacità di soffrire: pur con qualche ingenuità di troppo, la formazione granata ha retto l’urto dei padroni di casa e ha mostrato un’evoluzione tattica evidente.

L’aspetto più incoraggiante risiede proprio nell’atteggiamento. Il cambio di marcia della ripresa, agevolato dal passaggio al doppio attaccante e dalla difesa a quattro, ha permesso di alzare il baricentro e trovare ampiezza. Come ha tenuto a precisare il mister: «Sull’atteggiamento e sullo spirito la squadra ha avuto l’approccio giusto. Nel secondo tempo la squadra è stata molto più verticale e la doppia punta ci ha dato molto più peso. A quattro abbiamo qualcosina in più per caratteristiche». Una soluzione tattica che potrebbe tracciare la strada maestra per il prosieguo del campionato.
A fare la differenza sono stati ancora una volta gli innesti dalla panchina. Per l’ennesima volta in questa stagione, dopo essere andato sotto sul risultato, il Toro non ha smesso di lottare. Abate ha elogiato senza riserve la tenuta mentale dei suoi: «Sono fiero del mio gruppo. In campionato siamo sempre andati sotto e non siamo mai usciti dalla partita: ci siamo sempre aggrappati con voglia, qualità e grande determinazione».
Restano da sciogliere i nodi legati al reparto avanzato, una coperta che rimane corta a causa della precaria condizione fisica di Zapata e dello stop di Adams. «Zapata non sta bene, ha saltato tutto il ritiro e gli si è gonfiato il ginocchio» ha ammesso Abate.
Nelle prime cinque giornate il calendario non è stato clemente, proponendo avversari del calibro di Milan e Roma. Gli errori singoli e i cali di concentrazione sono costati cari, ma la prestazione contro i giallorossi e il carattere mostrato a Firenze testimoniano che il percorso è avviato. I numeri fin qui accumulati non devono trarre in inganno: la società fa bene a rinnovare la fiducia a un tecnico che sta costruendo basi solide.
Per una piazza complessa come quella granata, storicamente abituata a convivere con l’insoddisfazione, la vera sfida resta quella di armarsi di pazienza per consentire al progetto di maturare nel tempo.
