di Umberto Zollo | Torino – In tremila al Bike Pride tra famiglie, campanelli e quartieri chiusi al traffico. Il ricordo di Nicolò, morto a 7 anni mentre andava a scuola in bici, trasforma la festa in una richiesta di sicurezza.
Sotto la grande tettoia di Parco Dora ci sono biciclette di ogni tipo. Quelle tradizionali, le elettriche, le cargo bike con i bambini a bordo. Ci sono famiglie, giovani, adulti. Ci sono magliette, cartelli, campanelli che si rincorrono nel rumore della folla. Per qualche ora, in questa domenica 4 ottobre, una parte di Torino cambia ritmo. Non sono più le automobili a scandire il tempo della strada: sono quasi tremila persone in bicicletta.

È il Bike Pride 2026, quindicesima edizione della parata organizzata da FIAB Torino Bike Pride. Una festa della bicicletta, certamente. Ma quest’anno la festa porta con sé qualcosa di diverso. Un nome, soprattutto: Nicolò.
Nicolò Di Ciò aveva sette anni. La mattina del 22 settembre stava andando a scuola in bicicletta, accompagnato dal papà, quando è stato investito in corso Regina Margherita. È morto per le conseguenze dell’incidente. Da allora la sua storia ha attraversato Torino ben oltre il luogo dello schianto, diventando il simbolo di una domanda apparentemente elementare: può un bambino andare a scuola in bicicletta senza rischiare la vita?
Quella domanda oggi ha pedalato insieme al Bike Pride.
Prima della partenza il nome del bambino viene ricordato davanti ai partecipanti. Poche parole racchiudono il senso di questa edizione: “Voleva solo andare in bici a scuola”.
Poi la parata si mette in movimento.

Il lungo serpentone lascia Parco Dora e attraversa la parte nord della città. Lucento, Borgata Vittoria, Barriera di Milano, Aurora, Valdocco e San Donato diventano le tappe di un percorso di circa 15 chilometri. Per qualche ora le strade liberate dal traffico assumono un’immagine insolita: ruote che avanzano lentamente, genitori accanto ai figli, bambini sulle loro biciclette o trasportati nelle cargo bike, campanelli e persone che procedono insieme.
Anche il sindaco Stefano Lo Russo partecipa in bicicletta alla manifestazione.
Ma il momento che più di ogni altro racconta il Bike Pride di quest’anno arriva in corso Principe Oddone.
Qui il corteo si ferma.
Le biciclette vengono adagiate sull’asfalto. Molti partecipanti si sdraiano a terra. Per alcuni istanti l’immagine festosa della parata lascia spazio alla memoria delle persone che hanno perso la vita sulle strade.
E inevitabilmente il pensiero torna a quel bambino di sette anni.
La morte di Nicolò ha inciso profondamente sulla manifestazione di quest’anno perché racchiude uno dei temi sui quali il Bike Pride insiste da tempo: la possibilità di muoversi autonomamente e in sicurezza, anche per i più piccoli.
Nelle bozze dell’iniziativa gli organizzatori lo avevano espresso con chiarezza: una strada sicura per raggiungere la scuola, una pista ciclabile che non si interrompa ai confini comunali e la possibilità di combinare bicicletta e trasporto pubblico non vengono considerate semplicemente infrastrutture, ma condizioni che incidono sulla libertà quotidiana delle persone.
Il tema scelto per il 2026, “Connessioni. Più diritti, meno confini”, prende così una forma molto concreta.
Le connessioni sono quelle tra i quartieri, tra Torino e i comuni della cintura, tra una ciclabile e quella successiva. Ma sono anche quelle che permettono a un bambino di uscire di casa, salire sulla propria bicicletta e arrivare a scuola.
Il presidente di FIAB Torino Bike Pride, Ammj Traore, lo aveva spiegato alla vigilia della manifestazione:
“La libertà di movimento esiste solo se possiamo scegliere come spostarci, invece di doverci adattare all’unica opzione disponibile. È l’indipendenza di ragazzi e ragazze che vanno a scuola in autonomia, la tranquillità di una persona anziana che può muoversi nel proprio quartiere, o la comodità di chi combina bicicletta e treno per andare al lavoro. Significa potersi organizzare la giornata senza dover dipendere da un’automobile o da qualcuno che ci accompagni. Oggi questa libertà non è uguale per chiunque. Dove mancano percorsi sicuri e un trasporto pubblico capillare, le opportunità si riducono, penalizzando soprattutto chi non guida o vive lontano dai centri principali”.
Il Bike Pride era iniziato già dalla mattina. Dalle 11 Parco Dora aveva accolto attività per bambini e famiglie, il Cargo Bike Day, laboratori, ciclofficina, parkour, spazi informativi e iniziative dedicate alla bicicletta.
Alle 14 la partenza della parata, quindi il lungo giro attraverso i quartieri nord.
Il percorso non è stato scelto casualmente. Gli organizzatori lo hanno costruito attraversando quelle che definiscono “vie di separazione”, assi urbani e zone nelle quali infrastrutture e conformazione della città finiscono per creare confini tra un quartiere e quello vicino.
La bicicletta, nella lettura proposta dal Bike Pride, diventa il mezzo per ricucirli.
Per alcune ore quella rappresentazione è diventata reale: una lunga fila di biciclette ha occupato strade normalmente dominate dal traffico automobilistico, mostrando un’altra possibile immagine dello spazio urbano.
Dietro la festa rimane però una rivendicazione precisa. FIAB Torino Bike Pride chiede a Comune di Torino, Città Metropolitana e Regione Piemonte interventi coordinati e risorse per una rete ciclabile metropolitana continua, accessibile e sicura.
Il tema assume anche un significato politico in vista delle elezioni amministrative del 2027. L’associazione chiede che gli impegni sulla mobilità entrino nei programmi elettorali attraverso obiettivi verificabili e interventi concreti.
Ma il Bike Pride del 4 ottobre 2026 difficilmente verrà ricordato soltanto per il numero dei partecipanti, per i 15 chilometri percorsi o per le biciclette che hanno attraversato Torino.
Resterà probabilmente soprattutto l’immagine di quelle bici adagiate sull’asfalto.
E dietro quell’immagine, il nome di Nicolò.
Un bambino di sette anni che quella mattina del 22 settembre non stava partecipando a una manifestazione e non stava compiendo un’impresa sportiva.
Stava semplicemente andando a scuola in bicicletta.

