A Montecatini Terme in scena Roberto Vannacci con “Il mondo al contrario: parte II”

Successo questo pomeriggio per lo spettacolo teatrale di Roberto Vannacci, acclamato da oltre mille persone, al Teatro Verdi di Montecatini Terme. In scena “Il mondo al contrario. Parte II. Remigrazione”.

Lo spettacolo, monologo civile con qualche provocazione e al centro la parola “patria”, ha posto come filo conduttore della narrazione proprio quest’ultima. Non viene presentata solo come concetto politico, ma come sentimento: memoria, tradizione, appartenenza. Nel monologo, l’amore per il proprio paese viene descritto come qualcosa di concreto e quotidiano — le città, la lingua, la cultura, i sacrifici delle generazioni precedenti.

Accanto al racconto patriottico emerge poi un secondo asse narrativo: il disagio che una parte della società prova davanti ai cambiamenti demografici e culturali. Vannacci ha espresso il fastidio e la preoccupazione che — secondo la sua visione — molti cittadini avvertirebbero nei confronti di un’immigrazione percepita come troppo rapida o poco regolata. “Una cosa è l’immigrazione delle decine, altra è quella delle centinaia di migliaia, una cosa l’immigrazione dei talenti, l’altra dei dannati. Parlare di immigrazione come quella che stiamo vedendo vuol dire parlare di immigrazione di massa, dei disperati della Terra, questo dicono i numeri. E qualcuno continua a sostenere che queste immigrazioni ci pagano le pensioni.” le parole del Generale durante lo spettacolo.

Poi il riferimento alla remigrazione. “Favorire la remigrazione vuol dire permettere a tutti quanti di ritornare nel proprio paese di origine. non è un concetto astratto ma è un concetto che hanno implementato tantissimi, in primis mio nonno che ha emigrato in Argentina tornando in Italia solo nel 1924.”

“Non mi guadagna l’appartenenza ad un popolo soltanto lavorando. non è così in nessun Paese del mondo, andate negli Emirati Arabi, in Marocco, in Nigeria. sono tutte nazioni che non accettano la doppia nazionalità, noi si. Oggi dire l’Africa agli africani è un segno di modernità, ma dire l’Italia agli italiani è un segno di discriminazione.”

In chiusura Vannacci si è soffermato nel sottolineare di quanto si sia sbagliato il pronostico di un flop dell’evento da parte del giornalista de Il Foglio Carmelo Caruso: “A giudicare dal teatro mi sembra che sia pieno in ogni ordine di posto. Persone venute dalla Sicilia, dalla Calabria, dal Veneto, dal Piemonte, dalla Lombardia. Mi sembra che come spesso gli capita, parli a sproposito”.