Donald Trump celebrerà l’inizio del suo secondo mandato come presidente degli Stati Uniti il 20 gennaio 2025 a Washington. Tra gli invitati spiccano nomi che riflettono una visione geopolitica controversa e ambiziosa: Viktor Orbán, primo ministro ungherese; Giorgia Meloni, presidente del Consiglio italiano; e Xi Jinping, presidente cinese. Quest’ultimo invito ha attirato particolare attenzione, considerando le storiche tensioni tra Stati Uniti e Cina. Nessun leader straniero, secondo documenti risalenti al 1874, ha mai partecipato a una cerimonia d’insediamento presidenziale negli Stati Uniti, rendendo questa mossa di Trump un segnale forte di cambiamento e rottura delle tradizioni diplomatiche.
L’invito a Xi Jinping è significativo. Durante la campagna elettorale, Trump ha reiterato la sua retorica aggressiva nei confronti di Pechino, promettendo ulteriori dazi del 10% se la Cina non avesse agito per fermare il flusso di sostanze chimiche necessarie per la produzione del fentanyl negli Stati Uniti. Tuttavia, questo gesto potrebbe essere letto come un tentativo di mantenere aperto un canale di dialogo, nonostante il clima ostile. Dal punto di vista cinese, però, la partecipazione all’evento appare improbabile. La leadership di Pechino difficilmente accetterà di inviare Xi Jinping a una cerimonia che potrebbe essere percepita come un atto di subordinazione simbolica verso Trump, riconoscendo implicitamente il valore del sistema democratico statunitense, che la Cina critica apertamente.
Fonti vicine al governo cinese indicano che al posto di Xi potrebbe essere inviata una delegazione di alto livello, ma la Cina non ha commentato ufficialmente. La scelta di non partecipare è anche strategica: Xi Jinping eviterebbe di trovarsi circondato dai membri di un’amministrazione americana ostile, tra cui il futuro Segretario di Stato Marco Rubio e il consigliere per la sicurezza nazionale Mike Waltz, entrambi noti per le loro posizioni dure nei confronti della Cina. Un viaggio di Xi a Washington rappresenterebbe un rischio politico elevato per Pechino, soprattutto in un momento in cui i rapporti tra le due superpotenze sono ai minimi storici.
L’invito a Xi Jinping si inserisce in un quadro più ampio di relazioni internazionali segnato da tensioni e rivalità strategiche. Durante il suo primo mandato, Trump ha inaugurato una politica commerciale aggressiva contro la Cina, imponendo dazi e limitazioni tecnologiche. Nel suo secondo mandato, ha promesso di rafforzare questa linea, mentre Pechino continua a consolidare la sua influenza globale. Nonostante le tensioni, un incontro tra Trump e Xi non è escluso nel futuro, soprattutto considerando il ruolo che entrambi i Paesi potrebbero giocare nella mediazione del conflitto in Ucraina.
L’invito di Trump a Xi Jinping è solo una parte della strategia del presidente americano per ridefinire il panorama geopolitico. Il ritorno di Trump alla Casa Bianca sta già attirando l’attenzione di molti leader internazionali, alcuni dei quali si sono affrettati a cercare un incontro con il presidente eletto. Justin Trudeau, primo ministro canadese, e Javier Milei, presidente argentino, lo hanno già incontrato a Mar-a-Lago, mentre Emmanuel Macron è stato il primo leader mondiale a ospitare Trump all’estero durante la riapertura della cattedrale di Notre Dame. Questi eventi segnano un cambio di paradigma nei rapporti internazionali, evidenziando come Trump stia plasmando un nuovo ordine mondiale in cui la diplomazia tradizionale lascia spazio a una rete di alleanze e rivalità profondamente personalizzate.
