GAZA (ITALPRESS) – Hamas si prepara a sciogliere la “Commissione per il seguito dell’azione governativa”, l’organismo che da quasi vent’anni funge da suo governo effettivo nella Striscia di Gaza. Lo riferiscono due fonti interne al movimento a “Asharq Al-Awsat”. La mossa, secondo le stesse fonti, mira ad aprire la strada all’ingresso nella Striscia della cosiddetta “Commissione di gestione di Gaza”, nota anche come “Commissione dei tecnocrati”, guidata dal palestinese Ali Shaath. Il comitato è stato formato circa sei mesi fa, ma Israele ha finora impedito ai suoi membri di entrare nel territorio. Una delle fonti ha indicato che l’annuncio ufficiale dello scioglimento potrebbe arrivare già domani mentre la seconda ha confermato che la decisione è imminente senza precisare la data esatta. Intanto, fonti di Hamas e di altre fazioni palestinesi riferiscono che nei prossimi due giorni si terranno al Cairo nuovi incontri per colmare le lacune sulla seconda fase dell’accordo di cessate-il-fuoco, definito fragile. L’intesa, annunciata lo scorso ottobre, è stata ripetutamente violata da Israele, che ha ucciso oltre mille palestinesi e assassinato diversi alti dirigenti di Hamas. Egitto, Qatar e Turchia sono impegnati a stabilizzare il testo e ad avanzare nelle fasi successive per riportare la calma in un territorio segnato da quasi tre anni di guerra.
DEEK “SCIOGLIMENTO GOVERNO DI HAMAS NON È PERCORSO PER SOLUZIONE”
L’annuncio del ministero delle Comunicazioni di Gaza sullo scioglimento del governo di Hamas, al potere dal 2007, “non è un percorso che va verso una soluzione. Hamas sta cercando di copiare il modello di Hezbollah in Libano” con la separazione tra la milizia armata, attiva nel sud, e il movimento politico, che siede in parlamento a Beirut. Lo ha detto George Deek, direttore del dipartimento del Sud Europa del ministero degli Esteri israeliano e inviato speciale per il mondo cristiano, nel corso di un incontro con i giornalisti italiani presso il ministero a Gerusalemme. Per Deek, l’eventuale trasferimento del potere a un governo di tecnocrati nella Striscia di Gaza consentirebbe ad Hamas di “occuparsi di attività terroristiche” mentre l’esecutivo – probabilmente dal Cairo – si occuperebbe del resto.
Il diplomatico ha indicato che le condizioni per affrontare le minacce, non solo a Gaza ma anche in Libano, sono: “il raggiungimento della pace; la ricostruzione in seguito al disarmo delle milizie; non considerare le milizie armate un attore politico”. I tre punti fanno parte della strategia di sicurezza israeliana post 7 ottobre 2023, giorno dell’attacco terroristico di Hamas in Israele, basata su “prevenzione”, ovvero colpire la minaccia in fase iniziale, e “distanziamento”, creando le buffer zone, come la linea gialla a Gaza e la zona di sicurezza nel sud del Libano. “Israele ha elaborato questa strategia dopo che quella basata sul contenimento e la deterrenza ha fallito il 7 ottobre” per fronteggiare le azioni dell’”anello di fuoco dell’Iran” attraverso i proxy, come Hezbollah, Hamas e gli Houthi, ha affermato Deek. Infine, per quanto concerne il Libano c’è una “grande speranza” dopo l’accordo siglato a Washington con Israele, soprattutto dopo che il presidente del Libano, Joseph Aoun, ha pubblicamente affermato che deve finire l’influenza dell’Iran, ha concluso Deek.
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