GERUSALEMME (ISRAELE) (ITALPRESS) – Tra i vicoli coperti del suq della città vecchia di Gerusalemme, il silenzio colpisce più del tipico brusio dei mercati e non fa rumore. Nelle stradine strette dove fino a qualche tempo fa, prima del 7 ottobre 2023, si faceva fatica a camminare tra pellegrini e visitatori provenienti da ogni parte del mondo, oggi nei vari quartieri della città non si sente più parlare inglese, francese e altre lingue straniere, tranne qualche eccezione. Cammindando per il dedalo di stradine che attraversano i diversi quartieri della città simbolo per le tre religioni monoteiste si sentono solo l’ebraico e l’arabo dei commercianti e degli abitanti o delle scolaresche in visita, talvolta qualche lingua straniera. Parte dei negozi sono aperti, la merce è esposta come sempre, ma i commercianti attendono clienti che arrivano con il contagocce. Secondo i dati dell’Ufficio centrale di statistica israeliano, solo 64.400 turisti sono entrati nel paese a maggio, in forte calo rispetto ai 126.800 arrivati nello stesso mese del 2025.
Rispetto al periodo prima della guerra, il quadro è ancora più netto. Nel maggio 2023 Israele aveva accolto 376.400 turisti: un calo dell’83% se il dato è paragonato a maggio scorso. A pesare sul dato molteplici fattori, secondo le associazioni di categoria. In primo luogo, la situazione del trasporto aereo. Le persone che vogliono visitare Israele non possono ancora pianificare con sicurezza una vacanza con mesi di anticipo. Alcune compagnie aeree non hanno stabilizzato i loro orari e molti non sanno come saranno le loro operazioni nei prossimi mesi. Un altro aspetto è il rafforzamento dello shekel sia rispetto al dollaro che all’euro, quindi Israele è diventato “più costoso” per i turisti stranieri, il cui potere d’acquisto è diminuito. Infine, la percezione sicurezza a causa dell’evolversi della situazione geopolitica, che sembra andare verso percorsi di stabilità. La quasi totale assenza di turisti stranieri è evidente anche nei luoghi simbolo della città. La Chiesa del Santo Sepolcro, uno dei siti più sacri della cristianità, può essere visitata con una tranquillità impensabile fino a pochi anni fa.
Oggi è possibile sostare in preghiera, osservare gli interni e percorrere le navate senza dover affrontare lunghe code o essere trascinati dalla folla. Una condizione che da un lato offre un’esperienza insolitamente intima a chi arriva in città, ma che dall’altro pesa sull’economia della città vecchia, legata al turismo religioso e culturale. Un silenzio insolito che non fa rumore, ma che con la sua forza muta invade secoli di storia, fa molto meno fragore dei conflitti e attende la pace duratura. Nell’attesa del ritorno dei turisti, a Gerusalemme gli autoctoni, nella città vecchia, così come a Jaffa Street o al mercato di Mahane Yahuda, continuano la loro vita, tra lavoro, svago, celebrazioni religiose e preghiere. Infine, a colpire è la presenza sui muri della città degli stickers con le immagini delle vittime dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e dei soldati morti nella guerra, una memoria viva di quanto accaduto.
– foto xr2/Italpress –

