Aiello Calabro entra tra i “Borghi più belli”: la festa diventa un manifesto contro lo spopolamento

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AIELLO CALABRO – Decine di sindaci in fascia tricolore, provenienti dai capoluoghi così come dai centri più remoti delle aree interne, si sono ritrovati uniti in un messaggio che non ammette repliche: i piccoli comuni calabresi non vogliono essere abbandonati. Quello che doveva essere un traguardo turistico si è rivelato la scintilla per una sfida aperta allo spopolamento.

L’orgoglio delle aree interne contro l’inverno demografico

Il dibattito che ha accompagnato la cerimonia è stato, a tratti, drammatico. I sindaci hanno rivendicato con forza la propria storia, ma hanno anche denunciato la solitudine di chi combatte ogni giorno contro il declino.

  • Le cause del vuoto: Non solo il calo delle nascite, ma anche la mancanza di progetti concreti e politiche lungimiranti capaci di trattenere i giovani o favorire il “turismo del ritorno”.
  • L’occasione mancata: È emersa amarezza per lo smart working, una possibilità di ripopolamento che sembra già essere scomparsa dall’agenda politica post-pandemia.
  • Il vuoto istituzionale: Sotto accusa il ridimensionamento delle Province, una scelta definita “incomprensibile” dagli amministratori, che ha privato i territori di un interlocutore diretto, aggravando l’isolamento.

Tuttavia, a fronte di questo enorme contributo al PIL e all’immagine del Paese, i borghi denunciano di ricevere briciole: trasferimenti statali al lumicino, assunzioni bloccate e tagli sistematici a scuole e servizi essenziali.


Un baluardo di democrazia e legalità

La richiesta partita da Aiello Calabro è chiara: non essere lasciati soli. I sindaci, che rappresentano il primo contatto tra cittadino e Stato e l’ultimo baluardo di legalità sui territori, chiedono strumenti e risorse per poter operare.

Una sfida che riguarda tutti

Il progetto dei “Borghi più belli” si sta consolidando come un simbolo di riscatto, ma da solo non può bastare. Dietro le bellezze architettoniche e le eccellenze enogastronomiche ci sono comunità vive che chiedono il diritto di esistere e di non essere ridotte a “musei a cielo aperto” durante i mesi estivi.

La giornata di Aiello Calabro, animata dai ritmi della danza popolare del gruppo Amor di Taranta, ha dimostrato che la cultura è il cuore pulsante di questa resistenza. Ma per trasformare l’orgoglio in rinascita, serve un patto nazionale che rimetta le aree interne al centro dello sviluppo del Paese.