Crisi Medio Oriente, l’allarme di Donald Tusk: «Nuova escalation nei prossimi giorni». L’ONU condanna i raid “temerari”

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Il Primo Ministro polacco avverte che la stabilizzazione è improbabile. Intanto, il capo dei diritti umani Volker Türk denuncia l’impatto devastante dei raid USA-Israele sui civili in Iran e Libano.

VARSAVIA / GINEVRA – Mentre il conflitto tra l’asse USA-Israele e l’Iran entra nel suo secondo mese, il panorama diplomatico si fa sempre più cupo. Nonostante i timidi segnali di dialogo mediati dal Pakistan, le ultime ore sono state segnate da avvertimenti di un ulteriore inasprimento delle ostilità che minaccia di travolgere l’intera regione.

L’avvertimento di Varsavia

Il Primo Ministro polacco, Donald Tusk, ha lanciato oggi un monito severo durante una conferenza stampa a Varsavia.Basandosi su informazioni ricevute dagli alleati NATO, Tusk ha dichiarato che una stabilizzazione della situazione è, al momento, fuori portata.

“Ho ragioni per credere che nei prossimi giorni possa verificarsi una nuova escalation nel conflitto in Medio Oriente”, ha affermato Tusk. “Le informazioni in nostro possesso indicano che la stabilizzazione è improbabile; al contrario, dobbiamo prepararci a un peggioramento delle ostilità”.

Le parole del leader polacco riflettono il timore di un coinvolgimento più diretto delle truppe di terra americane, un’ipotesi che il Presidente Trump starebbe vagliando per forzare la riapertura dello Stretto di Hormuz, attualmente dichiarato “chiuso” dalle Guardie della Rivoluzione iraniane.

L’ONU: «Raid temerari oltre ogni comprensione»

Parallelamente agli avvertimenti politici, arriva la durissima condanna delle Nazioni Unite. Volker Türk, Alto Commissario ONU per i diritti umani, ha descritto l’attuale condotta della guerra come “temeraria oltre ogni comprensione”.

Secondo Türk, gli attacchi aerei condotti dagli Stati Uniti e da Israele si stanno spostando sempre più verso aree densamente popolate e infrastrutture vitali, inclusi siti energetici come South Pars in Iran e Ras Laffan in Qatar.

  • Il bilancio umano: In Iran si contano oltre 1.900 morti e decine di migliaia di feriti dall’inizio dell’offensiva.
  • Le infrastrutture: Colpiti ospedali, scuole e siti protetti dall’UNESCO.
  • Libano: Oltre un milione di persone sono state sfollate a causa dei bombardamenti israeliani nel sud del Paese.

“Il costo umano di questa guerra è allarmante”, ha dichiarato Türk. “Le ostilità vengono condotte senza alcun riguardo per le conseguenze a lungo termine sui civili. Chiedo a tutte le parti di fare un passo indietro dal baratro prima che la distruzione diventi inimmaginabile”.

Lo stallo diplomatico

Mentre le sirene antiaeree continuano a suonare in Israele per il lancio di missili balistici dall’Iran e razzi di Hezbollah dal Libano, il Presidente Donald Trump ha concesso una proroga di 10 giorni (fino al 6 aprile) al termine ultimo per la riapertura di Hormuz, dichiarando che i colloqui stanno andando “molto bene”. Una versione smentita da Teheran, che definisce le proposte americane “unilaterali e ingiuste”.

La tensione resta altissima anche tra gli alleati: la Finlandia e altri membri europei hanno ribadito che la guerra in Iran “non è una questione NATO”, segnando una profonda spaccatura con la strategia di pressione totale adottata da Washington.