Giorgia Meloni e la sfida al Quirinale con il nuovo Stabilicum

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La tensione politica in Italia sale vertiginosamente attorno alla nuova legge elettorale proposta dalla maggioranza di centrodestra, ribattezzata ironicamente lo Stabilicum. Secondo le ultime analisi dei flussi parlamentari, Giorgia Meloni avrebbe messo il Colle nel mirino, disegnando un sistema istituzionale che potrebbe trasformarsi in un vero e proprio asso pigliatutto per la destra. Il cuore del dibattito riguarda il generoso premio di governabilità previsto dalla riforma, che garantirebbe alla coalizione vincente un bottino supplementare di 70 seggi extra alla Camera e 35 al Senato. Questi numeri non servirebbero solo a garantire la tenuta del Governo, ma avrebbero un impatto dirompente sulla scelta del prossimo Presidente della Repubblica nel 2029.

Con una simile dote di parlamentari, il centrodestra otterrebbe la forza numerica necessaria per eleggere in totale solitaria il futuro Capo dello Stato. Le proiezioni indicano che la maggioranza guidata da Giorgia Meloni potrebbe contare su oltre 50 voti di scarto rispetto al quorum richiesto, azzerando di fatto il peso delle opposizioni e rendendo ininfluenti i timori legati ai tradizionali franchi tiratori che hanno storicamente segnato le elezioni al Quirinale. Si tratterebbe di un evento senza precedenti nella storia della Repubblica Italiana, poiché finora la scelta del Presidente ha sempre richiesto una base di consenso trasversale o accordi complessi tra le diverse forze politiche.

L’introduzione dello Stabilicum viene vista dai detrattori come un tentativo di occupazione delle istituzioni, mirato a blindare il controllo del Quirinale per i prossimi sette anni dopo la fine del mandato di Sergio Mattarella. Il Governo difende invece la riforma come uno strumento indispensabile per garantire la stabilità dell’esecutivo e sottrarre l’elezione del Presidente ai veti incrociati dei partiti minori. Resta il fatto che, se la legge elettorale dovesse superare l’esame parlamentare senza modifiche sostanziali, il percorso verso il Colle nel 2029 apparirebbe spianato per un candidato di area, segnando una svolta epocale negli equilibri di potere a Roma.