Fuori. Dalla. Sede Dove risiede un fuori sede?

di Margherita Cossetta Si arriva in una città nuova, come marinai che approdano in un porto ricco e pieno di mercanzie. Bisogna avere la testa sulle spalle per non finire ammaliati da tutta l’abbondanza e la bellezza. Bellezza sta in tutto ciò che è diverso dall’ordinario, dal percorso di vita svolto fino a quel momento. Per qualche tempo il desiderio di scoprire sovrasta tutto, di cogliere ciò che per anni è stato nascosto al nostro sguardo. Ad un certo punto, però, le domande iniziano ad incombere su questi giovani marinai. Chi sono io? Sono la persona che per anni ha vissuto con i propri genitori o sono la persona che sta convivendo con altre 5 persone in un appartamento minuscolo in Via San Vitale? Non è facile comprendersi, questo mai, ma soprattutto quando c’è una scissione tra come vivevi e come stai vivendo. Le abitudini si modificano, convivi, molto spesso, con degli sconosciuti, ti devi adattare a loro e loro a te. Ma dove sono le mie radici? Non credo ci sia una risposta univoca e non credo ci siano esperienze uguali. Alle volte mi dimentico da dove vengo, mi sembra di aver vissuto da sempre questa routine, questo fermento giovanile e questa bolla di persone così diverse e simili a me. Alle volte mi manca il mare, la mia famiglia, i miei affetti più cari e la calma. Dove posso abitare? Il problema abitativo nelle città universitarie è chiaro a tutti, si continua a richiedere un intervento da parte del Comune oppure dello Stato per arginare l’aumentare incessante dei prezzi degli affitti. C’è un ulteriore problema quello lavorativo, perché alcuni settori sono sviluppati solo in certe regioni; quindi, le persone sono costrette a spostarsi per riuscire a vivere di quello per cui hanno studiato tre, cinque, sette, dieci anni. Non sono fuori sede volontari, ma obbligati. Può essere casa una stanza singola buia in un appartamento anni Settanta? Può essere casa una camera doppia con i letti quasi attaccati? Può essere casa un monolocale angusto senza lavatrice? Tutto può diventare casa, basta che abbia un’anima, ma ci sentiremo mai di appartenere a quella casa?