Regno Unito e alleati confermano avvelenamento di Alexei Navalny

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Il Regno Unito, la Svezia, la Francia, la Germania e i Paesi Bassi hanno rilasciato una dichiarazione congiunta affermando che Alexei Navalny è stato avvelenato con una tossina letale. Le analisi dei campioni prelevati da Navalny hanno confermato in modo definitivo la presenza di epibatidina, una sostanza estremamente tossica presente nelle rane velenose sudamericane e non reperibile naturalmente in Russia. Nonostante le affermazioni delle autorità russe secondo cui Navalny sarebbe morto per cause naturali, la combinazione di sintomi e tossicità indica con alta probabilità un avvelenamento come causa del decesso.

Navalny è morto mentre era detenuto in carcere, circostanza che dimostra come la Russia avesse mezzi, movente e opportunità per somministrare il veleno. I governi del Regno Unito, della Svezia, della Francia, della Germania e dei Paesi Bassi ricordano il ripetuto disprezzo della Russia per il diritto internazionale e per la Convenzione sulle armi chimiche. Già nell’agosto 2020, gli stessi governi avevano condannato l’uso del novichok da parte della Russia per avvelenare Navalny, collegando l’episodio all’attacco chimico di Salisbury nel 2018, che causò la morte della cittadina britannica Dawn Sturgess.

Secondo la dichiarazione, solo lo Stato russo possedeva la combinazione di mezzi, movente e disprezzo per le norme internazionali necessaria per compiere questi attacchi. I Paesi alleati ribadiscono la necessità di chiamare la Russia a rispondere delle ripetute violazioni della Convenzione sulle armi chimiche e della Convenzione sulle armi biologiche e tossiniche. I rappresentanti permanenti presso l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche hanno scritto al Direttore generale per denunciare la violazione russa, sottolineando il mancato smantellamento di tutte le armi chimiche. Regno Unito, Svezia, Francia, Germania e Paesi Bassi confermano l’impegno a utilizzare tutti gli strumenti politici disponibili per chiamare la Russia a rispondere delle proprie azioni e riaffermano un fronte compatto contro le violazioni del diritto internazionale.