Tornano al centro del dibattito politico i centri di permanenza e rimpatrio (Cpr) in Albania, a seguito del rinnovo di un accordo del valore di 18 milioni di euro per due anni con l’hotel a cinque stelle Rafaelo Resort. La convenzione, firmata dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, prevede l’alloggio in camere singole con ristorazione e servizi per le forze dell’ordine impegnate a vigilare i Cpr, che però al momento restano vuoti e inoperosi. Il costo giornaliero per agente è di 83 euro, escluse tassazioni, mentre l’importo massimo stimato per l’intera durata della convenzione è di 18.177.000 euro.
La notizia ha subito scatenato le reazioni delle opposizioni, che hanno denunciato uno “spreco” di denaro pubblico. Il leader del M5S, Giuseppe Conte, ha definito l’iniziativa una scelta ingiustificata del governo, sottolineando come le risorse vengano spese all’estero mentre in Italia si registrano tagli alla sanità e all’istruzione. Parole dure sono arrivate anche dal leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che ha definito l’accordo una “vergogna nazionale”, accusando l’esecutivo di trasformare i Cpr in un “modello vacanze sulla pelle degli italiani”. Sullo stesso tono, Riccardo Magi, segretario di Più Europa, ha definito i centri di rimpatrio “un inutile e sadico esperimento di Meloni”, sottolineando come i 18 milioni stanziati siano stati sprecati in una vera e propria “cattedrale nel deserto”.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha risposto alle critiche precisando che il costo dell’alloggio è calcolato pro capite e pro die, e che le condizioni offerte agli agenti sono adeguate a una missione all’estero. Piantedosi ha sottolineato che i 83 euro giornalieri rappresentano una cifra massima raggiungibile solo quando il personale impiegato è al completo, e che l’alloggio non corrisponde a un vero e proprio cinque stelle come quelli italiani, ma garantisce standard minimi di sicurezza e comodità per chi opera fuori dal territorio nazionale.
Il rinnovo della convenzione con il Rafaelo Resort riaccende quindi il dibattito politico sui Cpr e sull’utilizzo dei fondi pubblici all’estero, con le opposizioni pronte a chiedere maggiore trasparenza e controlli, e il governo impegnato a difendere l’operato delle forze di polizia, evidenziando la necessità di garantire sicurezza e logistica adeguata anche in missioni internazionali.

