Alfonsina Strada: Una pioniera del ciclismo e simbolo di emancipazione femminile

di Umberto Zollo

Mercoledì 2 aprile, al Motovelodromo di Torino, si è tenuta la presentazione del libro “Quando Alfonsina faceva la sartina” di Paolo Ghiggio, un omaggio a una delle figure più emblematiche del ciclismo femminile: Alfonsina Strada.

Nata il 16 marzo 1891 a Castelfranco Emilia, come Alfonsa Rosa Maria Morini, Alfonsina è stata una vera e propria pioniera del ciclismo, ma soprattutto una figura centrale nell’emancipazione femminile. Nel 1924, infatti, divenne l’unica donna a prendere parte al Giro d’Italia maschile, un’impresa straordinaria che, nonostante le difficoltà e le polemmiche dell’epoca, la vide completare tutte le tappe, sfidando le convenzioni sociali e dimostrando una determinazione senza pari.

foto di Umberto Zollo

Alfonsina non era solo una ciclista talentuosa, ma una donna che ha sfidato il suo tempo. Cresciuta in una famiglia numerosa e di modeste origini, fin da giovane sviluppò una passione per la bicicletta, imparando a pedalare su una vecchia bici del padre. Nonostante l’opposizione della sua famiglia, che considerava la sua passione una distrazione inutile e la voleva destinata alla vita agricola, Alfonsina continuò a gareggiare in segreto, giustificando i premi vinti con coraggio e determinazione.

Il racconto del libro si concentra proprio su quel periodo della sua vita in cui, cacciata di casa dalla madre che sperava in una vita contadina per lei, Alfonsina si trasferisce a Torino. Qui, con le sue mani delicate che contrastavano con i muscoli allenati delle sue gambe, trova lavoro come ricamatrice in una sartoria. Alla domenica, però, non smette di correre: partecipa alle gare ciclistiche al Parco del Valentino, dove si scontra frequentemente con Maria Milano di Rivara, una giovane ciclista canavesana che diventerà campionessa italiana nel 1911.

A Moncalieri, Alfonsina stabilì un record mondiale che rimase nella storia del ciclismo femminile: nel 1922 raggiunse i 37,192 km/h, superando il precedente primato della francese Louise Roger, un’impresa che sottolineava la sua forza e la sua passione per il ciclismo.

La sua bicicletta, simbolo del suo contributo fondamentale al ciclismo, è esposta oggi al Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo, vicino al Lago di Como, un luogo che custodisce il ricordo della sua straordinaria carriera.

Alfonsina Strada non è stata solo una ciclista: è diventata un’icona di emancipazione femminile, un simbolo di tutte le donne che, come lei, hanno lottato per farsi spazio in un mondo dominato dagli uomini. La bicicletta ha avuto un ruolo cruciale in questo percorso di liberazione, dando alle donne una nuova libertà di movimento e di espressione. La sua storia è intrecciata anche con il capitolo eroico delle partigiane, che durante la Seconda Guerra Mondiale usarono la bicicletta per portare avanti le loro missioni, diventando simboli di coraggio e determinazione.

Alla presentazione del libro erano presenti numerose campionesse che hanno scritto altre pagine indimenticabili del ciclismo femminile, come Roberta Ferrero, ex campionessa italiana su strada, Olga Cappiello, campionessa mondiale master, e Paola Salvadori, che partecipò al Giro d’Italia nel 1993, insieme a molti altri personaggi legati al mondo del ciclismo.

L’eredità di Alfonsina Strada, ancora oggi, vive non solo nelle gesta delle cicliste moderne, ma anche nel cuore di tutte le donne che, come lei, hanno avuto il coraggio di pedalare controvento, sfidando le convenzioni sociali e lottando per i propri sogni.