Torino, confisca da oltre 1,1 milioni a un imprenditore immobiliare nell’operazione Miller

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di Umberto Zollo | Torino – Confiscati oltre 1,1 milioni di euro a un imprenditore immobiliare torinese. Il provvedimento riguarda denaro e diritti su immobili nei quartieri Aurora e Barriera di Milano.

La Guardia di finanza di Torino ha eseguito una confisca per oltre 1,1 milioni di euro nei confronti di un imprenditore immobiliare del capoluogo piemontese. Il provvedimento, disposto dal Tribunale nell’ambito dell’operazione denominata Miller, riguarda disponibilità finanziarie e diritti vantati su diversi immobili destinati alla locazione.

L’imprenditore ha concordato una pena di tre anni di reclusione, da scontare in regime di detenzione domiciliare, per una serie di reati comprendenti frode fiscale, autoriciclaggio e truffa ai danni dello Stato. Nel procedimento figurano anche false comunicazioni sociali, furto aggravato e omessa comunicazione dei dati delle persone ospitate negli alloggi.

La misura patrimoniale è stata eseguita dai militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Torino, su delega della Procura della Repubblica. La confisca è stata disposta in relazione ai profitti ricondotti alle condotte di autoriciclaggio e truffa ai danni dello Stato.

Tra le disponibilità individuate figura il diritto di usufrutto esercitato dall’imprenditore su unità immobiliari situate nei quartieri torinesi di Aurora e Barriera di Milano. Si tratta di immobili concessi in locazione a terzi, dai quali l’interessato poteva ricavare redditi pur non risultando necessariamente proprietario della piena proprietà.

Il diritto di usufrutto permette infatti di utilizzare un bene e di percepirne i proventi, come i canoni di affitto, pur lasciando ad altri la proprietà formale dell’immobile. Per questo motivo anche tale diritto può assumere un significativo valore economico ed essere interessato da un provvedimento di confisca.

Gli accertamenti hanno ricostruito l’attività e i redditi dell’imprenditore nel periodo compreso tra il 2019 e il 2022. Le verifiche hanno riguardato sia gli immobili posseduti direttamente sia quelli riconducibili alla sua disponibilità attraverso società o altre entità giuridiche.

Nel complesso sarebbero emerse circa 1.500 particelle catastali, riferite ad appartamenti, box, posti auto, soffitte, cantine e locali di diversa natura. Una parte consistente di queste unità sarebbe stata impiegata nel mercato delle locazioni, generando flussi economici sottoposti alle verifiche degli investigatori.

La ricostruzione patrimoniale ha richiesto l’esame della titolarità formale dei beni, dei rapporti societari e dei redditi prodotti dalle proprietà immobiliari. L’obiettivo era individuare le disponibilità effettivamente riconducibili all’imprenditore e determinare il valore dei beni da destinare alla confisca.

L’operazione si inserisce nell’attività di contrasto alle frodi fiscali e ai meccanismi utilizzati per trasferire, reinvestire o occultare proventi derivanti da attività illecite. Accanto all’accertamento delle responsabilità, le verifiche economico-finanziarie puntano infatti a sottrarre ai destinatari delle misure i patrimoni e i vantaggi economici collegati ai reati contestati.

@immagine di repertorio