Frana di Niscemi, il rapporto degli esperti: “Rischio elevato, la scarpata può arretrare ancora”

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Il dossier dei geologi dell’Università di Firenze analizza dati satellitari e indagini storiche dal 1790 a oggi. Il centro abitato per ora è stabile, ma l’evoluzione del fenomeno preoccupa la Protezione Civile.

NISCEMI (CL) – Il quadro delineato dal Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio non lascia spazio a facili ottimismi. Il rapporto tecnico sul disastro di Niscemi, redatto dai professori dell’Università di Firenze, conferma che il fenomeno franoso è in piena evoluzione. Secondo gli esperti, il “quadro complessivo indica che il rischio rimane elevato” e che la dinamica geologica è destinata a trasformarsi ancora nelle prossime settimane.

Analisi hi-tech e memoria storica

Il dossier è un documento imponente che incrocia tecnologie d’avanguardia e memoria storica. Per comprendere il presente, i geologi sono tornati indietro fino al 1790, ricostruendo la fragilità del territorio attraverso i secoli. A queste analisi si sono aggiunte le indagini geofisiche sul campo e, soprattutto, l’analisi dei dati satellitari post-evento.

Proprio i satelliti offrono la chiave di lettura più importante: se da un lato mostrano che il cuore del centro abitato presenta attualmente condizioni di “sostanziale stabilità”, dall’altro evidenziano la pericolosità della scarpata principale.

Il pericolo dell’arretramento retrogressivo

Il termine tecnico utilizzato dal gruppo di esperti guidato da Nicola Casagli, ordinario di Geologia Applicata e tra i massimi esperti mondiali di frane, è “evoluzione retrogressiva”. In parole povere, la frana sta “mangiando” il terreno all’indietro, verso il paese.

“La frana, e in particolare la sua scarpata principale che borda il paese, è suscettibile di evoluzione retrogressiva”, si legge nel rapporto. Questo significa che, nonostante la stabilità apparente degli edifici, il margine del precipizio potrebbe cedere ancora, accorciando la distanza di sicurezza dalle case.

Gli interventi per ridurre il rischio

Il rapporto non si limita alla diagnosi, ma propone una serie di interventi urgenti per tenere sotto controllo la situazione. Tra le priorità indicate figurano:

  • Monitoraggio costante: L’uso continuo di radar e satelliti per intercettare movimenti millimetrici in tempo reale.
  • Opere di consolidamento: Interventi strutturali per stabilizzare la parete della scarpata e drenare le acque piovane, spesso causa scatenante dei cedimenti.
  • Valutazione del rischio: Nuove mappe di pericolosità che potrebbero portare a ulteriori restrizioni edilizie nelle zone limitrofe al fronte della frana.