Il crollo fuori, le macerie dentro: l’11 settembre vissuto da chi viveva già nel disastro

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di Bruno Robello De Filippis. Scrivo spesso sull’ argomento depressione, lo porto nei teatri e ne parlo con molte persone, argomento che conosco da vicino, che ho combattuto e con cui convivo da decenni; ci sono date che spaccano la vita in due, per il mondo intero, l’11 settembre 2001 è stato l’istante in cui la certezza del cielo si è trasformata in cenere, lasciando un’intera generazione con gli occhi sbarrati di fronte al vuoto; in quel preciso istante, di quel preciso giorno, in quella precisa ora, il mondo si è fermato davanti ad una diretta televisiva, in molti, con una vita che andava a pezzi dentro, hanno visto la storia che andava a pezzi fuori. Per chi conosce la depressione, per chi ne porta le cicatrici o ci combatte ancora oggi, quel senso di sfacelo non è arrivato come uno sconosciuto. La depressione è uno specchio spietato: è un 11 settembre intimo, silenzioso, privo di telecamere. Un cortocircuito invisibile che, senza chiedere il permesso, rade al suolo il presente imparentato con il futuro e ti lascia a respirare la polvere di ciò che eri. CONTINUA A LEGGERE L’ARTICOLO CLICCANDO QUI