Il tasso di abbandono nel 2024 tocca il 9,8%, centrando quasi gli obiettivi UE. Tuttavia, il Paese resta al terzo posto in Europa per numero di giovani che lasciano gli studi prematuramente.
C’è una luce in fondo al tunnel, ma il percorso è ancora lungo. Se nel 2022 l’11,5% dei giovani tra i 18 e i 24 anni abbandonava prematuramente gli studi (posizionando l’Italia tra i peggiori del continente, dietro solo a Spagna e Germania), le stime del 2024 indicano un calo significativo: la quota è scesa al 9,8%, avvicinandosi finalmente ai target fissati da Bruxelles.
Tuttavia, i numeri assoluti descrivono ancora una “fuga dai banchi” di proporzioni enormi: si stima che tra i 400.000 e i 465.000 giovani siano attualmente fuori da ogni percorso di formazione.
Il “buco nero” tra Medie e Superiori
Il dato più allarmante non riguarda solo chi lascia a metà percorso, ma chi non lo inizia affatto. Nel passaggio cruciale tra la scuola secondaria di primo grado e quella di secondo grado:
- Circa 100.000 alunni scompaiono dai radar ogni anno, non proseguendo gli studi dopo le medie.
- Nel biennio 2022/2023, il sistema scolastico ha contato complessivamente 448.000 studenti in meno, un dato influenzato sia dall’abbandono che dal calo demografico.
Identikit dell’abbandono: genere e territorio
La dispersione scolastica in Italia non è democratica; colpisce in modo chirurgico seguendo linee di confine e differenze di genere:
- Uomini vs Donne: Il fenomeno è sensibilmente più diffuso tra la popolazione maschile. I ragazzi tendono ad abbandonare gli studi prima e con più frequenza rispetto alle coetanee.
- Nord vs Sud: Il Mezzogiorno continua a soffrire tassi di abbandono molto più elevati rispetto alle regioni settentrionali. Nelle province del Sud, la mancanza di infrastrutture (come le mense, fondamentali per il tempo pieno) e contesti socio-economici fragili spingono i giovani verso l’ingresso precoce nel mondo del lavoro, spesso precario o sommerso.
| Dato | 2022 (ELET) | 2024 (Stime) | Obiettivo UE |
| Tasso Abbandono | 11,5% | 9,8% | < 9% |
| Posizione UE | 3° peggiore | In miglioramento | — |
Un’emergenza sociale, non solo scolastica
Nonostante il calo percentuale, la sfida resta strutturale. La dispersione scolastica è il primo passo verso il fenomeno dei NEET (giovani che non studiano e non lavorano), alimentando un circolo vizioso di povertà educativa e sociale. Per consolidare il trend positivo del 2024, gli esperti sottolineano la necessità di investimenti non solo nella didattica, ma anche nel supporto psicologico e nell’orientamento, per evitare che migliaia di ragazzi continuino a considerare la scuola come un corpo estraneo al loro futuro.
