di Umberto Zollo
La Tirreno-Adriatico 2026 ha vissuto a Camerino una delle sue giornate più dure e più indicative, e alla fine a uscire rafforzato è stato ancora Isaac Del Toro. Nella sesta tappa, 188 chilometri da San Severino Marche a Camerino, il messicano della UAE Team Emirates XRG ha conquistato la vittoria di giornata davanti a Tobias Halland Johannessen e Matteo Jorgenson, consolidando nello stesso tempo la propria leadership in classifica generale a un solo passo dal traguardo finale.

Era la frazione che tutti aspettavano per capire se la Maglia Azzurra potesse davvero vacillare. Il disegno del percorso lasciava poco spazio ai dubbi: quattro GPM, 3900 metri di dislivello, il lungo passaggio al Sassotetto e soprattutto il circuito finale di Camerino, un susseguirsi di strappi e rilanci culminati nel Muro della Madonna delle Carceri, con pendenze capaci di toccare il 18% e punte ancora più severe nel tratto conclusivo. Un terreno da classifica, ma anche da uomini di coraggio.
La corsa, infatti, si è accesa presto. Nei primi chilometri hanno provato a sparigliare le carte Wout Van Aert e Mathieu Van der Poel, innescando subito una fase nervosa e selettiva. Il gruppo si è spezzato, si è ricomposto, poi ha lasciato spazio a una fuga più strutturata formata da Gregor Mühlberger, Vincenzo Albanese, Clément Braz Afonso, Filippo Ganna, Walter Calzoni, Timo Kielich e Guillermo Thomas Silva. Un attacco vero, costruito con uomini di qualità e capace di guadagnare margine sulle prime grandi difficoltà di giornata.
Sul Sassotetto la selezione si è fatta più netta, con la fuga che ha mantenuto un vantaggio importante mentre dietro il gruppo dei migliori cominciava a misurarsi. Il passaggio nel circuito finale ha cambiato ulteriormente il volto della tappa: la corsa è diventata più nervosa, più intermittente, più crudele. I saliscendi verso Crispiero e il ritorno verso Castelraimondo hanno scavato energie, mentre davanti i battistrada hanno iniziato a perdere pezzi sotto la pressione del plotone, guidato anche dal lavoro della UAE Team Emirates XRG.
Nel finale, quando la strada si è impennata ancora una volta verso il centro di Camerino, la tappa si è trasformata in un confronto diretto tra i protagonisti della generale. Giulio Pellizzari, atteso da molti come l’uomo capace di mettere in difficoltà Del Toro su rampe così esigenti, ha provato a rompere l’equilibrio con un attacco nell’ultimo chilometro. Era il tentativo più logico e anche il più necessario: serviva sorprendere il leader, costringerlo a una rincorsa, aprire una crepa.
Del Toro, però, ha risposto con lucidità. Non si è fatto prendere dal panico, ha controllato il margine e nel tratto conclusivo, sul lastricato che conduce al traguardo, ha rimesso ordine nella corsa e trovato anche lo spunto per andare a prendersi la tappa. Un segnale netto: non soltanto difesa, ma anche capacità di trasformare una giornata di pressione in un nuovo successo.
Alle sue spalle si sono piazzati Johannessen e Jorgenson, entrambi capaci di restare nel vivo dell’azione fino agli ultimi metri. Pellizzari ha chiuso quarto, pagando appena nove secondi, ma raccogliendo comunque indicazioni incoraggianti in vista del prosieguo della stagione: la sua accelerazione è stata una delle immagini più vive della tappa. Poco più indietro, quinto posto per Giulio Ciccone, anche lui presente nella parte decisiva della corsa.
Il peso specifico del successo di Del Toro va oltre il semplice ordine d’arrivo. Vincere una tappa del genere, in una giornata pensata per mettere in crisi il leader, significa dare una risposta tecnica e mentale al resto della concorrenza. La Tirreno-Adriatico non si è limitata a confermare il suo primato: ha raccontato un corridore capace di leggere la corsa, reggere gli scatti e colpire al momento giusto.
Dopo il traguardo, il vincitore ha spiegato così la propria prova: “E’ stata una lotta metro su metro, sono contentissimo di avercela fatta. Ieri avevo espresso il mio desiderio di vincere la tappa, ma quando ha attaccato Pellizzari non ero sicuro di riuscire a rientrare. Non potevamo dargli troppo spazio. Manca una tappa alla fine, dobbiamo rimanere concentrati e portare a casa la Maglia Azzurra”.
Il verdetto non è ancora matematico, ma il sesto sigillo della Corsa dei Due Mari ha il sapore della consacrazione. A una tappa dalla conclusione, Isaac Del Toro ha messo un’altra firma su un’edizione in cui ha mostrato brillantezza, freddezza e continuità. Camerino doveva essere il banco di prova più severo per la classifica generale: si è trasformata, invece, nel giorno in cui il leader ha consolidato la propria superiorità, respingendo l’assalto più atteso e colorando di azzurro anche l’ultima grande salita.
Ordine d’arrivo
- Isaac Del Toro (UAE Team Emirates XRG) – 188 km in 4h46’50”
- Tobias Halland Johannessen (Uno-X Mobility) – a 3″
- Matteo Jorgenson (Team Visma | Lease a Bike) – a 3″
- Giulio Pellizzari (Red Bull – BORA – hansgrohe) – a 9″
- Giulio Ciccone (Lidl – Trek) – a 11″
Classifica generale
- Isaac Del Toro (UAE Team Emirates XRG) – 24h57’20”
- Giulio Pellizzari (Red Bull – BORA – hansgrohe) – a 42″
- Matteo Jorgenson (Team Visma | Lease a Bike) – a 43″
- Tobias Halland Johannessen (Uno-X Mobility) – a 1’15”
- Primož Roglič (Red Bull – BORA – hansgrohe) – a 1’21”
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