Studio aperto, computer acceso e cellulare sulla scrivania, ma di Antonio Menegon nessuna traccia dal 2 gennaio. Carabinieri e Vigili del Fuoco al lavoro: si indaga a 360 gradi.
L’allarme è scattato quando alcuni colleghi, non riuscendo a mettersi in contatto con lui per impegni lavorativi, si sono presentati presso il suo studio professionale. Menegon, un uomo metodico, vedovo e abituato a vivere da solo, non rispondeva al telefono né al campanello. Quando i Vigili del Fuoco hanno forzato l’ingresso, si sono trovati davanti a una scena che suggerisce un allontanamento improvviso o forzato: all’interno dello studio tutto era in ordine, il computer era ancora acceso, mentre sul tavolo giacevano il cellulare, il mazzo di chiavi e persino il suo giaccone, indumento indispensabile per affrontare il gelo di questi giorni.
Il profilo: l’uomo dei sequestri in tutta Italia
Antonio Menegon non è un ingegnere qualunque. Il suo nome è legato a una battaglia legale e tecnica senza precedenti contro i sistemi di rilevazione della velocità.
- Il perito delle vittorie: Grazie alle sue perizie tecniche minuziose, Menegon ha fornito le basi legali per contestare l’omologazione di migliaia di apparecchiature.
- Il caso Cosenza: È stato il suo contributo a risultare decisivo per l’inchiesta della Procura di Cosenza che, mesi fa, portò al sequestro preventivo di numerosi autovelox su tutto il territorio nazionale.
- L’allarme dei social: A confermare la gravità della situazione è stata l’associazione “Altvelox tutela utenti strada”, con cui l’ingegnere collaborava strettamente, precisando che l’ultimo contatto certo risale alla giornata del 2 gennaio.
Le indagini: nessuna traccia all’esterno
All’esterno dello studio di Rosà, i Carabinieri hanno rinvenuto sia l’auto che il furgone dell’ingegnere, entrambi regolarmente chiusi a chiave. Questo dettaglio restringe il campo delle ipotesi, suggerendo che l’uomo non si sia allontanato a bordo dei propri mezzi.
Gli inquirenti stanno scavando nella vita del professionista, analizzando i tabulati telefonici e le ultime email inviate dal computer trovato acceso, per capire se Menegon avesse appuntamenti con qualcuno o se avesse ricevuto minacce legate alla sua attività professionale, che lo aveva messo in rotta di collisione con numerosi enti locali e società di gestione dei rilevatori.
Scenario aperto
Al momento, la Prefettura di Vicenza ha attivato il piano per la ricerca delle persone scomparse. Si setacciano i filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona di Rosà e Tezze sul Brenta nella speranza di individuare un passaggio a piedi o a bordo di veicoli terzi. La comunità locale e le associazioni dei consumatori seguono con il fiato sospeso l’evolversi di quello che, ora dopo ora, assume i contorni di un autentico giallo.
