Catanzaro, bufera sull’intramoenia: medici, infermieri e imprenditori accusati di truffa e peculato

Una nuova inchiesta scuote il sistema sanitario calabrese. La Procura della Repubblica di Catanzaro ha avviato un’indagine che coinvolge numerosi professionisti del settore medico, tra cui medici, infermieri e imprenditori del comparto sanitario, accusati a vario titolo di truffa aggravata ai danni dello Stato, peculato, abuso d’ufficio e falso in atto pubblico.

L’indagine, partita da accertamenti sui turni di lavoro e sull’attività libero-professionale in intramoenia (ovvero quella svolta dai medici all’interno delle strutture pubbliche al di fuori dell’orario di servizio), ha rivelato presunte irregolarità sistematiche, che avrebbero consentito agli indagati di incassare compensi indebiti o di utilizzare strutture e risorse pubbliche per fini privati.

I fatti contestati

Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Procura, diversi medici avrebbero simulato prestazioni in regime intramoenia – fatturandole come attività extra rispetto all’orario di lavoro pubblico – mentre in realtà si trattava di normale attività istituzionale, quindi già retribuita con lo stipendio pubblico. In altri casi, l’accusa è che le prestazioni non sarebbero mai state realmente eseguite, ma documentate fittiziamente per generare fatturazioni gonfiate.

Gli infermieri, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbero collaborato per coprire gli orari o agevolare la documentazione falsa, mentre alcuni imprenditori sarebbero coinvolti in qualità di referenti di strutture private convenzionate, beneficiarie di queste operazioni illecite.

Le accuse

Le principali ipotesi di reato mosse dalla magistratura riguardano:

  • Truffa aggravata ai danni del Servizio Sanitario Nazionale, per il danno economico causato attraverso la falsificazione dei registri e la fatturazione indebita;
  • Peculato, per l’utilizzo improprio di strutture, attrezzature e personale pubblico a fini privati;
  • Falsità ideologica in atti pubblici, per aver redatto referti, registri e certificazioni non veritiere;
  • Abuso d’ufficio, per condotte lesive dell’imparzialità e correttezza dell’amministrazione pubblica.

Le reazioni

La notizia ha destato sconcerto nell’opinione pubblica, soprattutto per la fiducia tradita nei confronti di un settore già messo a dura prova dalla carenza di risorse e personale. L’Azienda sanitaria interessata ha annunciato la sospensione cautelativa dei professionisti coinvolti e l’avvio di un’inchiesta interna, mentre l’assessore regionale alla Sanità ha chiesto “chiarezza e rigore”, sottolineando che “chi ha sbagliato deve rispondere davanti alla legge”.

Il contesto

La Calabria, e in particolare Catanzaro, è da tempo al centro di indagini sul malfunzionamento del sistema sanitario pubblico. La pratica dell’intramoenia – legittima se svolta entro i limiti previsti – rischia di trasformarsi in una zona grigia, in cui controllo e trasparenza vengono meno.

Gli inquirenti, che continuano a esaminare documenti e a sentire testimoni, non escludono nuovi sviluppi e l’ampliamento dell’elenco degli indagati. L’obiettivo dichiarato è fare luce su una prassi diffusa e radicata che, se confermata, rappresenterebbe un danno non solo economico, ma anche etico e istituzionale.

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