Susa torna all’epoca romana: gladiatori e storia nell’Anfiteatro per “Augusto alla Porta di Susa”

di Umberto Zollo | Susa (TO) – Due giorni tra archeologia, rievocazioni e divulgazione storica, culminati domenica 4 ottobre con lo spettacolo gladiatorio nell’antico Anfiteatro Romano della città.

Gli elmi risplendono al sole, gli scudi si allineano sul terreno dell’arena e dagli spalti il pubblico osserva una scena che, almeno per qualche ora, sembra cancellare quasi duemila anni di storia. Nell’Anfiteatro Romano di Susa tornano gladiatori, legionari e figuranti: è l’atto conclusivo di “Augusto alla Porta di Susa”, il festival storico rievocativo che sabato 3 e domenica 4 ottobre ha riportato la città alle proprie radici romane.

Il video della giornata conclusiva racconta soprattutto questa dimensione. I rievocatori percorrono gli accessi dell’antico impianto, entrano nell’arena con elmi, scudi, corazze e armi sceniche, si dispongono davanti agli spettatori e danno vita alle dimostrazioni. Attorno, le murature dell’anfiteatro non fanno da semplice scenografia: sono parte integrante del racconto.

Susa (TO) – I rievocatori in abiti ed equipaggiamenti di epoca romana durante “Augusto alla Porta di Susa”, il festival storico dedicato alle radici romane della città

La manifestazione, curata da Ars Dimicandi, è stata costruita infatti come un viaggio attraverso più luoghi della Susa archeologica. Il percorso era iniziato sabato al Castello di Adelaide, con lo storico Gianni Oliva e la conferenza “Una giornata al Colosseo”, inserita nel programma di Radici – Circolo dei Lettori di Torino.

Domenica la storia è uscita dalla sala conferenze per attraversare la città. Il programma prevedeva visite guidate ai siti archeologici, attività didattiche e teatralizzazioni, oltre a un corteo all’Arco di Augusto. Nel pomeriggio l’attenzione si è poi spostata sull’Anfiteatro Romano per lo spettacolo gladiatorio conclusivo.

A tenere insieme le diverse iniziative è stato il tema scelto per il festival: le Alpi trasformate da mura in ponte tra Roma e l’Impero. Una formula che trova proprio a Susa una delle sue espressioni monumentali più evidenti.

L’Arco di Augusto, edificato tra il 9 e l’8 a.C., ricorda infatti il patto tra Marco Giulio Cozio e Ottaviano Augusto. Quel foedus segnò una fase decisiva nell’integrazione politica delle popolazioni alpine con Roma e nel controllo delle vie che attraversavano le montagne verso la Gallia.

Per questo il festival non si è limitato a ricostruire combattimenti. L’aspetto più interessante sta nel rapporto tra spettacolo e divulgazione: il pubblico vede i gladiatori muoversi nell’arena, ma contemporaneamente entra in contatto con la struttura degli equipaggiamenti, le differenti figure combattenti e il contesto storico nel quale i giochi si svilupparono.

Anche le immagini del filmato mostrano questa alternanza. Ai duelli seguono schieramenti, spiegazioni e momenti nei quali i rievocatori vengono presentati agli spettatori. Un modo per evitare che l’antichità venga ridotta soltanto all’immagine cinematografica del combattimento e per riportarla, invece, dentro una dimensione storica più articolata.

Alla giornata conclusiva ha partecipato anche il vicepresidente della Regione Piemonte Maurizio Marrone, accolto dal vicesindaco Giorgio Montabone.

Susa ha così utilizzato per un fine settimana il proprio patrimonio archeologico come spazio vivo di narrazione. Dal Castello di Adelaide all’Arco di Augusto, fino all’Anfiteatro, il percorso ha rimesso al centro quel passaggio storico che trasformò la Valle di Susa in uno dei corridoi tra la penisola italiana e il mondo transalpino.

E nell’arena, davanti agli spettatori, la storia è tornata per qualche ora ad avere rumore, movimento e volti.