di Umberto Zollo | Susa (TO) – Al Castello di Adelaide il nuovo percorso racconta oltre un secolo di ricerche archeologiche, dalle più antiche testimonianze della valle alla nascita e allo sviluppo della Segusio romana.
Dalle comunità che attraversavano le Alpi migliaia di anni fa alla città romana di Segusio: sette nuove sale ampliano il racconto del Museo Civico Archeologico di Susa. Il nuovo percorso, inaugurato sabato 26 settembre al Castello di Adelaide, porta nelle sale del museo reperti e risultati di oltre un secolo di ricerca archeologica nella città e nella valle.
I nuovi ambienti completano gli spazi già visitabili al piano terreno e costruiscono un itinerario cronologico che parte dalle testimonianze più antiche del territorio per arrivare alla piena età romana. Al centro non ci sono soltanto i singoli reperti, ma la ricostruzione dei rapporti culturali, commerciali e sociali che nel corso dei secoli hanno fatto della Valle di Susa un corridoio attraverso le Alpi.
La prima sala raccoglie materiali compresi tra il Neolitico e l’età del Ferro. Uno degli oggetti più significativi è una punta di lancia in bronzo ritrovata ad Avigliana, nella borgata Malano, risalente a un periodo compreso tra la metà del XIV e l’inizio del XII secolo a.C.
Le caratteristiche del reperto trovano confronti nel Cantone di Friburgo e nel Vallese. Un elemento che permette agli archeologi di leggere nei materiali le tracce di rapporti tra le comunità poste sui diversi versanti alpini già molti secoli prima della nascita della città romana.
Ad arricchire questa sezione sono anche alcuni reperti temporaneamente concessi dai Musei Reali di Torino, tra i quali fibule e una catena in bronzo.
Superata la prima sala, il racconto cambia epoca e conduce progressivamente verso Segusio. Le sei sezioni successive ricostruiscono la nascita e l’evoluzione della città romana, partendo dal rapporto tra Roma e il regno di Cozio.
Uno dei passaggi centrali è l’accordo con Augusto, datato al 13 a.C., che modificò profondamente l’assetto politico dell’area alpina. A quell’intesa è legato anche l’Arco di Augusto, monumento che ancora oggi testimonia nel tessuto urbano di Susa il ruolo assunto dalla città nei collegamenti tra la penisola italiana e i territori oltre le Alpi.
Le nuove sale permettono quindi di entrare nella vita della Segusio romana. Il percorso affronta la struttura del foro, le opere infrastrutturali, i culti ufficiali e quelli legati alle tradizioni locali, fino agli ambienti domestici delle domus e alle necropoli.
Particolare rilievo assumono due statuette bronzee di Ercole promachos, databili tra il II e il I secolo a.C. Le piccole figure raffigurano l’eroe in atteggiamento combattente, con clava e leonté, e costituiscono testimonianze precoci della diffusione di modelli religiosi greco-romani nel territorio alpino.
Dietro l’allestimento c’è un lavoro scientifico sviluppato nell’arco di diversi anni. Il progetto è stato redatto da Federico Barello e Luisella Pejrani Baricco, con la collaborazione di Luisa Ferrero e Sofia Uggé, mentre all’esame dei materiali hanno lavorato anche Enrica Calabria, Paola Comba e Stefania Padovan.
Il percorso prende forma dalle ricerche archeologiche avviate sistematicamente nella valle dagli anni Ottanta e proseguite con attività spesso meno visibili al pubblico: studio dei reperti conservati nei depositi, consultazione degli archivi, restauri, verifiche documentarie e progettazione degli strumenti destinati ai visitatori.
Il coordinamento tecnico e scientifico è stato seguito da Deborah Rocchietti della Soprintendenza ABAP-TO. La selezione dei reperti, i testi, le esigenze di conservazione e gli apparati didattici sono stati sviluppati attraverso la collaborazione tra la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino e la Città di Susa, con il contributo delle associazioni Revejo e Artemide.
L’apertura è coincisa con le Giornate Europee del Patrimonio. Sabato, dopo l’incontro inaugurale e la tavola rotonda dedicata ai nuovi risultati degli studi, il Castello di Adelaide è rimasto eccezionalmente aperto fino alle 22.30.
Domenica 27 settembre il programma è proseguito con la Giornata dell’Archeologia in Valle, attraverso visite alle aree archeologiche e percorsi all’interno del castello. Le sette sale aggiungono così un nuovo tassello alla lettura della storia di Susa. Una storia nella quale i reperti mostrano come la valle, ben prima della sua romanizzazione, fosse già un territorio attraversato da persone, scambi e culture e come Segusio abbia poi trasformato questa posizione geografica in uno degli elementi centrali della propria identità.

