L’emozione, il fascino e la potenza del vento travolgono le acque di Imperia in uno spettacolo d’altri tempi. Vedere un 12 Metri Stazza Internazionale procedere con tutte le vele a riva subito dopo il via della prima regata è un’esperienza solenne: una vera e propria cattedrale a vela che fende con grazia un’impegnativa onda lunga da Libeccio.
Pur sotto la spinta di un vento di circa 20 nodi, lo scafo si muove con inaspettata eleganza, svelando un contrasto quasi incredibile tra la figura del piccolo uomo al timone e un gigante di tale grandezza. Le vele, un tempo candide, sfoggiano oggi il nero profondo del carbonio, aggiungendo un’atmosfera di invincibile potenza; tuttavia, non tutti i 12 Metri in gara scelgono lo stesso tono: su alcune barche domina un bianco sporco, colore tipico del Kevlar, materiale primaverile antesignano dei moderni compositi.Nel regno dei materiali sintetici creati dall’uomo, l’alluminio dello scafo di Kookaburra III rappresenta forse l’elemento più naturale, mentre la vetroresina è ormai comune. Al di là delle note tecniche, l’evento è un tuffo nella memoria della Coppa America che, dal 1958 al 1987, ha vissuto un’epopea mitica con la relative lentezza delle barche a favorire l’affascinante duello tattico di grandi timonieri impegnati a mettere la prua davanti a quella dell’avversario. Se storicamente le regate di Coppa si svolgevano a match race — uno contro uno — la giornata imperiese regala l’emozione di una regata di flotta, con tutti gli scafi in acqua simultaneamente.
Al termine della prima giornata, grazie alle tre prove concesse da Eolo, la classifica provvisoria vede al comando KZ5 del Yacht Club Italiano di Andrea Bianchedi, seguito dai neozelandesi di Kiwi, da Kookaburra II di Patrizio Bertelli con Torben Grael, Kookaburra III, France 7 e Australia 8.











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