Torino, al Cto primo intervento endoscopico per una frattura instabile del bacino

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di Umberto Zollo | Torino (TO) Al Cto trattato un paziente di 56 anni con una tecnica mini-invasiva endopelvica. Tre piccole incisioni e una telecamera da 5 millimetri hanno consentito un recupero più rapido rispetto alla chirurgia tradizionale.

Un paziente di 56 anni, rimasto ferito in un incidente sul lavoro, è stato sottoposto all’ospedale Cto di Torino a un intervento per il trattamento di una frattura instabile del bacino mediante una tecnica endoscopica endopelvica. La procedura, adottata per la prima volta nel centro torinese, rappresenta un nuovo approccio mini-invasivo a una delle lesioni traumatiche più complesse.

L’intervento è stato eseguito presso l’Ortopedia e Traumatologia universitaria della Città della Salute e della Scienza di Torino, diretta dal professor Alessandro Massè. Il Cto risulta il primo centro italiano e uno dei primi in Europa ad aver introdotto questa metodica nel trattamento di alcune tipologie di fratture pelviche.

I professionisti che hanno collaborato all’introduzione della metodica endoscopica per il trattamento delle fratture complesse del bacino presso il Cto di Torino.

Le fratture del bacino possono provocare conseguenze molto gravi e richiedono frequentemente operazioni complesse e invasive. La tecnica tradizionale comporta infatti un accesso chirurgico esteso, necessario per raggiungere le strutture ossee danneggiate e procedere alla loro stabilizzazione.

Il nuovo approccio utilizza invece una telecamera del diametro di 5 millimetri e strumenti dedicati, introdotti attraverso tre piccole incisioni praticate sulla parete addominale. La visualizzazione endoscopica consente ai chirurghi di intervenire all’interno della pelvi limitando l’estensione dell’accesso operatorio.

La minore invasività può contribuire a ridurre il trauma chirurgico e i rischi collegati alla procedura, favorendo una ripresa più rapida. Nei pazienti sottoposti alla metodica, la deambulazione può iniziare già dal giorno successivo. I primi casi trattati hanno avuto un decorso conforme alle attese, con tempi di recupero più brevi e senza complicanze segnalate.

L’applicazione della tecnica ha richiesto un lavoro multidisciplinare tra diverse strutture della Città della Salute. Un ruolo centrale è stato svolto dalla Clinica Urologica universitaria delle Molinette, diretta dal professor Paolo Gontero, che ha messo a disposizione l’esperienza maturata nella chirurgia laparoscopica e robotica.

La gestione endoscopica ha coinvolto anche il personale infermieristico di sala, formato specificamente per l’utilizzo delle nuove apparecchiature e per l’assistenza durante le procedure.

Il supporto anestesiologico è stato assicurato dal servizio di Anestesia e Rianimazione del Cto, diretto dal dottor Maurizio Berardino, specializzato nella gestione dei pazienti traumatizzati e negli interventi chirurgici ad alta complessità.

L’operazione è stata effettuata dai dottori Michele Nardi, che ha seguito l’introduzione della metodica, Matteo Giachino e Luca Rollero, insieme al professor Alessandro Aprato e all’urologo Marco Allasia.

La tecnica nasce da un percorso di formazione specialistica e collaborazione con gruppi internazionali impegnati nello sviluppo di soluzioni chirurgiche meno invasive.

Il direttore generale della Città della Salute e della Scienza di Torino, Livio Tranchida, ha sottolineato il ruolo del lavoro clinico e scientifico svolto dalle équipe ospedaliere.

“L’introduzione della chirurgia endoscopica in questa tipologia di intervento è il risultato di un percorso di formazione internazionale, di una consolidata attività di ricerca e della costante attenzione all’innovazione che contraddistinguono i professionisti dei nostri ospedali”.

Il Cto è un Centro traumatologico ad alta specialità e ospita strutture regionali dedicate, tra le altre, alla gestione dei politraumi, alla microchirurgia, alla chirurgia vertebrale e all’oncologia ortopedica.

Nell’ambito della rete piemontese delle patologie traumatiche opera inoltre il Centro di riferimento per la patologia complessa dell’anca e del bacino, indicato con l’acronimo Crab. La concentrazione dei casi più difficili consente alle équipe di maturare esperienza specialistica e di partecipare allo sviluppo di nuove procedure chirurgiche.

La metodica endoscopica è ancora in una fase iniziale di applicazione, ma i risultati ottenuti nei primi interventi aprono una nuova prospettiva per il trattamento delle fratture pelviche, con l’obiettivo di rendere le operazioni meno invasive e più sicure.