La presidenza del Consiglio dei ministri, tramite l’Avvocatura dello Stato, ha chiesto un risarcimento di due milioni di euro nei confronti dei quattro agenti dei servizi segreti egiziani imputati per il sequestro, le torture e l’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore friulano ucciso in Egitto nel 2016.
Durante l’udienza nell’aula bunker di Rebibbia, il rappresentante dell’Avvocatura, costituita parte civile, ha sottolineato il forte impatto che il delitto ha avuto sull’intera comunità nazionale, evidenziando come le condotte contestate abbiano compromesso le garanzie di tutela della libertà dei cittadini italiani anche all’estero e violato diritti sanciti dalla Costituzione.
L’istanza risarcitoria arriva all’indomani delle richieste avanzate dalla Procura di Roma al termine della requisitoria: un ergastolo e tre condanne a 17 anni e sei mesi di reclusione per i quattro 007 egiziani sotto processo. Oltre all’istanza avanzata dalla presidenza del Consiglio dei ministri, anche l’altro legale di parte civile, Giacomo Satta, che assiste i genitori del ricercatore, Claudio Regeni e Paola Deffendi, ha chiesto alla Corte il riconoscimento di un risarcimento per i danni subiti dalla famiglia, rimettendone la quantificazione alla Corte d’Assise. Il legale ha inoltre sollecitato una provvisionale per il cosiddetto danno catastrofale patito da Giulio Regeni, indicato come vittima di un crimine contro l’umanità.

