Il leader nordcoreano Kim Jong-un ha ordinato un potenziamento senza precedenti del programma nucleare del Paese, fissando il traguardo estremo di superare il resto del mondo in termini di capacità balistiche e atomiche.
L’annuncio, diffuso dalla Kcna e ripreso dai media globali, è giunto al termine del secondo incontro plenario del nono comitato centrale del Partito dei Lavoratori. Durante i tre giorni di vertice a Pyongyang, il regime ha formalizzato la linea dell’escalation militare permanente, respingendo l’ipotesi di riprendere qualunque negoziato sulla denuclearizzazione e azzerando i ponti diplomatici residui con Seul. Kim ha giustificato la corsa al riarmo totale come risposta obbligata alla crescente presenza e alle esercitazioni congiunte guidate dagli Stati Uniti nella regione Asia-Pacifico. Oltre alle testate e ai missili intercontinentali, le nuove direttive impongono la modernizzazione dell’industria bellica e la produzione di massa di droni e sommergibili d’attacco.
Questo nuovo sviluppo conferma la volontà di Pyongyang di porsi come superpotenza militare globale, sradicando i vecchi equilibri. La mossa innalza la tensione a livelli storici, provocando immediata allerta in Corea del Sud e Giappone. Gli analisti internazionali temono che questa dottrina possa innescare una nuova e pericolosa reazione a catena nel quadrante asiatico, allontanando ogni speranza di pace duratura. Il messaggio coreano è chiaro: l’arsenale atomico è ormai inteso come asse centrale e irreversibile della sopravvivenza del regime, con cui la comunità globale dovrà fare i conti a tempo indeterminato.

