Vergogna a Roma: tassista rifiuta la corsa a una donna disabile e la aggredisce.

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ROMA – La ricostruzione di quella mattina, formalizzata nei giorni scorsi grazie all’aiuto di un collega di lavoro e mediatore della Lingua dei Segni (LIS), delinea i contorni di un’aggressione brutale quanto ingiustificata.

La donna stava cercando di raggiungere il posto di lavoro quando si è avvicinata a una vettura in sosta. Alla vista dell’animale, il conducente si è impuntato: «Ha esplicitamente rifiutato la mia richiesta perché ero accompagnata dal mio cane assistente», si legge nel verbale di denuncia.

La spinta e l’impossibilità di chiedere aiuto

Di fronte al rifiuto, la 48enne ha cercato di dirigersi verso un secondo taxi. A quel punto è nato un diverbio tra i conducenti: un altro tassista è infatti intervenuto per prendere le difese della donna, ricordando al collega che i cani guida hanno, per legge, il diritto di salire sui mezzi pubblici e di servizio.

La reazione del primo autista è stata violentissima:

  • L’aggressione verbale: L’uomo si è avvicinato a pochissimi centimetri dal volto della donna, urlandole contro insulti che la vittima è riuscita a decifrare parzialmente solo attraverso la lettura del labiale.
  • Il contatto fisico: Subito dopo le parole, l’uomo è passato ai fatti sferrando una spinta alla 48enne, che cercava disperatamente di mantenere le distanze.
  • Il blackout nei soccorsi: Sotto shock, la donna ha provato a comporre il 112. Tuttavia, a causa della sua totale sordità, non è riuscita a comunicare con l’operatore della centrale, che ha poi richiamato il numero di emergenza della cugina inviando, per errore e per mancanza di informazioni chiare, un’ambulanza direttamente presso l’ufficio della vittima.

La solidarietà del collega e la denuncia

Mentre l’aggressore risaliva a bordo del proprio mezzo dileguandosi nel traffico romano, il secondo tassista ha fornito una straordinaria prova di civiltà: non solo ha riaccompagnato gratuitamente la donna al lavoro, ma si è offerto ufficialmente come testimone per identificare il collega.

La 48enne ha espresso la ferma volontà di perseguire penalmente l’autore del gesto e ha già provveduto a informare dell’accaduto i vertici della Lega del Filo d’Oro, l’associazione che da anni sostiene le persone sordocieche in Italia.


Le tutele legali violate

L’episodio non rappresenta solo una vergognosa violazione morale, ma un vero e proprio illecito. In Italia, la Legge n. 37/1974 (successivamente integrata dalla Legge 60/2006) stabilisce l’obbligo per i servizi di trasporto pubblico e privato, inclusi i taxi, di accogliere i cani guida che accompagnano i non vedenti, senza alcun sovrapprezzo o limitazione.

Ora spetta alle forze dell’ordine, tramite i numeri di licenza e la testimonianza del collega, dare un nome e un cognome all’autista. Un atto dovuto non solo per rendere giustizia alla vittima, ma per ripulire l’immagine di una categoria troppo spesso penalizzata dalle azioni violente di singoli elementi.