TREVISO – La perizia sui capelli delle 17 persone che parteciparono ai festeggiamenti per il “Sol de Putamayo” il 30 giugno 2024 ha restituito un verdetto inequivocabile: 16 persone su 17 sono risultate positive al DMT e alle beta-carboline, i potenti principi attivi della bevanda amazzonica Ayahuasca. Ma c’è di più: sette di loro avevano consumato anche cocaina.
Il cocktail letale e le difficoltà tecniche
Le analisi confermano che lo stesso Alex Marangon aveva assunto entrambe le sostanze. Tuttavia, i consulenti della Procura hanno incontrato non poche difficoltà nel datare con precisione millimetrica l’assunzione.
- Tracce infinitesimali: La concentrazione nei bulbi piliferi è risultata molto bassa.
- Finestra temporale: I segmenti analizzati coprono un periodo che va da maggio a luglio 2024, confermando comunque la compatibilità con la data del rito.
- Effetto “trascinamento”: Anche una singola assunzione può contaminare più segmenti del capello, rendendo complesso isolare l’esatto istante del consumo.
La tesi della Procura: crisi psicotica e caduta
Alla luce di questi dati, gli inquirenti sembrano propendere per una ricostruzione che escluderebbe l’intervento di terzi nell’atto del lancio: Alex Marangon, colto da una violenta crisi psicotica scatenata dal mix di cocaina e ayahuasca, avrebbe perso completamente il contatto con la realtà.
In preda alle allucinazioni, il 25enne si sarebbe gettato dalla terrazza dell’abbazia, compiendo un volo di 15 metri prima di finire nelle acque del Piave, ingrossate dalle piogge. Il fiume avrebbe poi trascinato il corpo per otto chilometri, fino al ritrovamento a Ciano del Montello.
La battaglia della famiglia: “È stato un omicidio”
Una tesi, quella della morte accidentale o suicidaria indotta, che i genitori di Alex respingono con sdegno. Supportati da precedenti rilievi autoptici che parlavano di traumi al volto e al torace compatibili con un pestaggio, i familiari sono convinti che Alex sia stato aggredito e poi gettato nel dirupo quando era già privo di sensi o morente.
“Non si è suicidato, vogliamo la verità su cosa è successo in quell’abbazia”, continuano a ripetere i parenti del barista di Marcon.
Gli indagati e i “curanderos” in fuga
Il fascicolo della Procura vede attualmente cinque persone iscritte nel registro degli indagati per morte in conseguenza di altro reato e spaccio di stupefacenti:
- Alexandra Diana Da Sacco: Proprietaria dell’abbazia (positiva all’ayahuasca).
- Andrea Zuin e Tatiana Marchetto: Organizzatori del ritiro (Zuin è l’unico degli indagati positivo anche alla cocaina).
- Jhonni Benavides e Sebastian Castillo: I due “sciamani” colombiani che guidavano il rito, i quali risultano tuttora irreperibili.
Il quadro che emerge è quello di un evento privato trasformatosi in un pericoloso esperimento psichedelico collettivo, dove il controllo è sfuggito di mano a tutti, lasciando sul terreno la vita di un ragazzo di 25 anni e un mistero che, nonostante le analisi scientifiche, fatica ancora a trovare una verità condivisa.

