ROMA – La scintilla che ha appiccato l’incendio è una proposta contenuta nella bozza delle nuove Indicazioni Nazionali per i licei. Una commissione ministeriale, coordinata dal professor Claudio Giunta e presieduta dalla pedagogista Loredana Perla, ha ipotizzato di eliminare l’obbligatorietà dello studio de I Promessi Sposi nel biennio delle superiori.
La Proposta: Manzoni “rimandato” al quarto anno?
L’idea alla base della mozione è semplice ma dirompente: lasciare agli insegnanti la libertà di scegliere testi più accessibili linguisticamente per i ragazzi di 14 e 15 anni, posticipando l’incontro con Renzo e Lucia al quarto anno, quando la maturità degli studenti sarebbe più adatta ad affrontare la complessità del romanzo.
Il Ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, è intervenuto per smorzare i toni: “Quella mozione non porta la mia firma”, ha precisato, sottolineando che si tratta di una riflessione accademica e non ancora di una decisione ministeriale definitiva. Tuttavia, il danno (o il miracolo comunicativo) era già fatto.
La rivolta digitale: tra #ManzoniBasta e meme
Su TikTok e Instagram la reazione è stata immediata. Sotto gli hashtag #ViaIPromessiSposi e #ManzoniBasta, migliaia di studenti hanno dato sfogo a decenni di frustrazioni scolastiche:
- Video parodia: Il celebre incipit “Quel ramo del lago di Como…” è diventato un tormentone audio usato per descrivere situazioni di noia estrema o confusione mentale.
- Lo sfogo: “Ci fanno odiare la lettura”, scrive uno studente in un post virale. Molti lamentano l’abissale distanza tra il linguaggio del 1840 e la sensibilità contemporanea, chiedendo di studiare graphic novel o narrativa moderna.
- L’ironia: Meme sui capitoli “infiniti” e sulla monaca di Monza si rincorrono, rendendo paradossalmente Manzoni l’autore più citato del momento.
Il muro dei docenti: “Non è colpa del libro, ma del metodo”
Dall’altra parte della barricata, intellettuali, accademici e molti professori di liceo si sono schierati a difesa del capolavoro. Per i sostenitori del “metodo classico”, eliminare Manzoni significherebbe arrendersi all’impoverimento culturale.
Molti insegnanti segnalano però un problema reale: gli studenti arrivano alle superiori con crescenti difficoltà nella comprensione del testo e nella “lettura lunga”. Secondo alcuni pedagogisti, imporre un classico percepito come ostile in una fase così precoce rischia di allontanare definitivamente i ragazzi dai libri. L’alternativa proposta non è abolire Manzoni, ma ripensare come raccontarlo nell’era degli algoritmi e dei contenuti brevi.
Una questione di complessità
Il dibattito, in realtà, va ben oltre il destino di Don Abbondio. Il vero nodo è il ruolo della complessità nella scuola di oggi:
- Semplificare è la soluzione? Molti critici accusano la scuola di voler “abbassare l’asticella” per inseguire un’attenzione sempre più frammentata.
- Il valore dello sforzo: Molti adulti sui social raccontano di aver amato Manzoni solo dopo la scuola, ma riconoscono che proprio quell’obbligo scolastico ha fornito loro gli strumenti critici per comprendere la letteratura.
Mentre il Ministero valuta, Alessandro Manzoni resta lì, tra un video di TikTok e una polemica su X. Forse il “Gran Lombardo” avrebbe sorriso nel vedere la sua opera ancora capace di scatenare un tale “tumulto”, dimostrando che, nel bene o nel male, i suoi Promessi Sposi sono ancora, incredibilmente, vivi.

