MIAMI – Diana Sanders, durante una crociera a bordo della Carnival Radiance nel gennaio 2024, ha subito un grave trauma cranico e diverse lesioni dopo essere caduta dalle scale della nave. Il motivo? Secondo la corte, la compagnia le avrebbe servito una quantità smodata di alcol — almeno 14 shot di tequila in un arco di nove ore — ignorando i chiari segni di ebbrezza.
La dinamica dell’incidente
Dopo aver lasciato uno dei numerosi bar della nave, la donna è precipitata per le scale, riportando una commozione cerebrale, forti mal di schiena e diverse contusioni. È stata ritrovata priva di sensi in un’area riservata all’equipaggio. Un dettaglio inquietante emerso durante il processo riguarda la mancanza di alcuni filmati di sorveglianza della notte dell’incidente, un vuoto probatorio che non ha impedito alla giuria di ravvisare la negligenza della compagnia.
L’accusa: “Profitto sopra la sicurezza”
L’avvocato della donna, Spencer Aronfeld, ha puntato il dito contro il modello di business delle crociere “all-inclusive”:
“Questo caso evidenzia il pericolo intrinseco dei pacchetti bevande illimitati, che incoraggiano il consumo eccessivo e spingono camerieri sottopagati a dare priorità alle mance rispetto alla sicurezza dei passeggeri.”
Secondo la tesi difensiva della vittima, la Carnival progetta deliberatamente le proprie navi per avere postazioni di servizio alcolico in ogni “angolo e fessura” dell’imbarcazione, massimizzando i profitti a discapito della salute degli ospiti.
La difesa di Carnival e il precedente Royal Caribbean
Carnival Cruise Line ha espresso il proprio dissenso rispetto al verdetto, sostenendo che non vi fossero prove evidenti dello stato di ebbrezza della passeggera (come parole biascicate o instabilità nel camminare) prima della caduta, e ha già annunciato l’intenzione di ricorrere in appello.
Il caso Sanders non è isolato. È attualmente in corso una causa contro Royal Caribbean per “omicidio colposo”: in quel frangente, la compagnia è accusata di aver servito ben 33 drink a un passeggero, poi deceduto in seguito a una colluttazione con i membri dell’equipaggio che tentavano di immobilizzarlo.
Una sentenza che fa giurisprudenza
La decisione della giuria di Miami segna un punto di svolta: pur ammettendo la responsabilità personale della passeggera nel bere, il tribunale ha stabilito che le grandi aziende non possono sottrarsi alla propria responsabilità aziendale. Somministrare alcol a chi è visibilmente alterato non è solo una scelta commerciale discutibile, ma, da oggi, un illecito civile pesantemente sanzionato.
L’industria delle crociere è avvertita: i “pacchetti bevande” non possono essere una licenza per ignorare la sicurezza dei passeggeri.

