Terremoto a Palazzo Chigi: Meloni prende il Turismo ad interim, ma l’ombra del voto anticipato scuote la maggioranza

Condividi

Dopo l’addio forzato di Daniela Santanchè, la Premier assume la guida del dicastero. Il rebus del successore e le tensioni post-referendum aprono scenari inediti: l’ipotesi delle urne tra giugno e ottobre.

ROMA – Sono ore di “delicate riflessioni” e frenetici colloqui telefonici tra Palazzo Chigi e il Quirinale. Il governo guidato da Giorgia Meloni attraversa la sua fase più turbolenta dall’insediamento. Il decreto è già firmato: la Premier assume l’interim del Ministero del Turismo, colmando il vuoto lasciato dalle dimissioni di Daniela Santanchè. Una scelta quasi obbligata, arrivata dopo un confronto con il Presidente Sergio Mattarella, per dare tempo alla maggioranza di assorbire lo shock e trovare un nome all’altezza di un asset che vale una fetta enorme del PIL nazionale.

Il “braccio di ferro” e le crepe nel monolito

Le dimissioni della Santanchè non sono state un passaggio indolore. È stato un braccio di ferro logorante, che ha visto Meloni impegnata a piegare le resistenze interne, pare entrando in frizione persino con il Presidente del Senato, Ignazio La Russa. Se da un lato Palazzo Chigi liquida la pratica con i ringraziamenti di rito per la “dedizione” dell’ex ministra, dall’altro le ferite restano aperte.

La debacle al referendum sulla giustizia ha agito da detonatore:

  • Fibrillazioni in FdI: Il partito, finora granitico, mostra i primi segni di nervosismo.
  • Scosse in Forza Italia: La sostituzione del capogruppo al Senato conferma un riposizionamento interno al partito azzurro.
  • Asse con la Lega: Il Carroccio guarda con estrema freddezza a qualsiasi ipotesi di modifica della legge elettorale senza un accordo largo, temendo colpi di mano.

Il toto-ministro: tecnico o politico?

L’interim di Giorgia Meloni dovrebbe essere breve. La Premier attende il rientro dall’America di Gianluca Caramanna(responsabile Turismo di FdI), figura vicinissima al dossier e papabile per la promozione. Tuttavia, la sua nomina potrebbe alterare i delicati equilibri correntizi del partito. Restano alte, dunque, le quotazioni di un tecnico d’area come Alessandra Priante (Presidente ENIT), mentre tramonta l’ipotesi di un profilo “istituzionale” come quello di Giovanni Malagò.

Lo scenario estremo: “Ribaltare il tavolo”

Chi frequenta le stanze del potere definisce Giorgia Meloni “carica e determinata”, ma non disposta a farsi logorare da una maggioranza in fibrillazione. Per la prima volta, tra i ministri circola con insistenza la parola voto anticipato.

Il ragionamento è strategico:

  1. Sondaggi: Fratelli d’Italia tiene (28-29%), ma il “campo largo” del centrosinistra inizia a superare numericamente la coalizione di governo.
  2. Tempismo: Andare al voto tra giugno e ottobre toglierebbe tempo alle opposizioni per organizzarsi e blinderebbe la leadership di Meloni per una nuova legislatura.
  3. Stabilità: Meglio rischiare il tutto per tutto ora che farsi trascinare in una lenta agonia parlamentare.

Il fattore Quirinale

Se la Premier valuta la “finestra” autunnale per le urne, dovrà scontrarsi con la tradizionale prudenza del Colle. Sergio Mattarella, come ogni Presidente della Repubblica, è storicamente contrario allo scioglimento anticipato delle Camere, a meno di una conclamata impossibilità di governare.

Il Consiglio dei Ministri previsto per il pomeriggio sarà il primo vero test: senza un vertice dei leader in agenda (ritenuto troppo rischioso in questo clima), i nodi della legge elettorale e del rimpasto graveranno su ogni decisione. La sfida per Meloni è duplice: dimostrare che il governo è ancora il “più longevo della storia repubblicana” o decidere che la strada per la stabilità passa, ancora una volta, per il responso popolare.