Operazione Libeccio: 19 arresti contro le cosche di Isola Capo Rizzuto. Il clan si dirigeva dal carcere

Condividi

Colpite le storiche consorterie Arena, Manfredi e Gentile. I detenuti ordinavano estorsioni e narcotraffico tramite cellulari introdotti illegalmente. Il procuratore Curcio: “Le sezioni di Alta Sicurezza sono permeabili, serve una riflessione seria”.

CATANZARO – Un colpo letale al “cuore” della ‘ndrangheta del crotonese. 19 misure cautelari (18 in carcere, una ai domiciliari) sono state eseguite dai Carabinieri di Crotone e dal ROS di Catanzaro. L’operazione “Libeccio” documenta come la criminalità organizzata di Isola Capo Rizzuto sia riuscita a ricompattarsi tra il 2024 e il 2025, nonostante i colpi inferti dalle precedenti indagini “Blizzard” e “Black Flower”.

Direttive dal carcere: il “campanello d’allarme”

Il dato più allarmante evidenziato dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Salvatore Curcio, riguarda la gestione del potere. Cinque boss di vertice — Pasquale, Luigi e Antonio Manfredi, Pietro Comberiati e Tommaso Gentile — avrebbero diretto le attività criminali mentre erano ristretti in sezioni di Alta Sicurezza a Tolmezzo, Spoleto, Secondigliano e Catanzaro.

Attraverso l’uso illecito di telefoni cellulari, i capi impartivano ordini precisi agli affiliati in libertà, risolvendo persino questioni familiari e stabilendo contatti con altre famiglie criminali. “Le sezioni di alta sicurezza risultano tali solo nominalmente”, ha denunciato Curcio, auspicando un intervento del Ministero della Giustizia per rendere questi circuiti realmente impermeabili.

Estorsioni a tappeto: dai circhi ai supermercati

L’indagine ha documentato la pressione soffocante sul tessuto economico. Sono cinque i casi accertati di estorsione, con un danno complessivo stimato in 500mila euro. I clan non risparmiavano nessuno:

  • Un circo itinerante, costretto a pagare per poter sostare sul territorio.
  • Un supermercato di una catena internazionale.
  • Imprese edili locali e un’azienda di Messina.
  • Un panificio locale.

La “Bacinella” e il narcotraffico

A sostenere economicamente l’organizzazione e, soprattutto, a garantire l’assistenza ai detenuti e alle loro famiglie (una delle regole ferree della ‘ndrangheta), c’era la cosiddetta “bacinella”. Questa cassa comune veniva alimentata principalmente dal narcotraffico.

I Carabinieri hanno documentato un traffico capillare di eroina e hashish in tutta la provincia di Crotone, con sequestri importanti come quello di 1,1 kg di eroina effettuato a Scandicci. Lo spaccio non conosceva soste, intensificandosi strategicamente durante i periodi estivi e le festività natalizie per massimizzare i profitti.


L’operazione odierna conferma che la ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto resta un’entità fluida, capace di rigenerarsi attraverso il legame indissolubile tra veterani detenuti e nuove leve sul territorio. La sfida ora si sposta sul piano della gestione carceraria, per recidere definitivamente i cordoni ombelicali che permettono ai boss di comandare anche dal buio di una cella.