Roma si prepara a giorni di tensione politica dopo l’annuncio della conferenza stampa sulla “remigrazione” degli stranieri in Italia, prevista per venerdì 30 gennaio alla Camera dei Deputati. L’evento, promosso dal comitato “Remigrazione e Riconquista”, riunisce diversi gruppi di estrema destra, tra cui CasaPound, e ha sollevato immediate reazioni delle opposizioni. La sala della Camera è stata prenotata dal deputato della Lega, Domenico Furgiuele, considerato vicino a Roberto Vannacci, noto per i suoi legami con ambienti dell’estrema destra italiana.
La conferenza sarà guidata dal presidente di CasaPound, Luca Marsella, insieme ai vicepresidenti Salvatore Ferrara, Ivan Sogari e Jacopo Massetti. Secondo Marsella, l’evento alla Camera ha un significato simbolico: dopo aver organizzato numerose manifestazioni di piazza, i gruppi vogliono portare nelle sedi istituzionali non solo una proposta di legge, ma anche la realtà delle loro città. La campagna per la raccolta firme online partirà ufficialmente il 30 gennaio e proseguirà con gazebo e iniziative in tutta Italia, con l’obiettivo di raggiungere 50.000 sottoscrittori entro sei mesi per discutere la proposta in Parlamento.
La notizia ha scatenato dure critiche da parte dei gruppi di opposizione. Matteo Orfini, deputato del Partito Democratico, ha definito “inaccettabile” la presenza di neofascisti alla Camera e ha chiesto un intervento del presidente della Camera, Lorenzo Fontana, per impedire la strumentalizzazione delle sedi istituzionali. Parole di condanna simili sono arrivate da Riccardo Magi, segretario di Più Europa, che ha definito l’iniziativa come una provocazione e ha richiamato il parallelo con le tensioni negli Stati Uniti legate all’operato dell’Ice.
L’ufficio stampa di Montecitorio ha precisato che le conferenze stampa si svolgono sotto la piena responsabilità dei deputati che le organizzano e che la presidenza della Camera non risponde dei contenuti né dei partecipanti. Nonostante questo chiarimento, l’evento resta al centro del dibattito politico, innescando confronti tra governo e opposizione sul ruolo delle istituzioni e sulla tutela della democrazia all’interno dei palazzi parlamentari.
