Nato nel 1926 al Caffè Mulassano di Torino dall’inventiva di Angela Demichelis Nebiolo, lo spuntino “senza crosta” festeggia un secolo di successi. Fu Gabriele D’Annunzio a battezzarlo con il nome che conosciamo ancora oggi.
Era il 1926 quando, in un piccolo gioiello di appena trentuno metri quadri in Piazza Castello, nasceva quello che sarebbe diventato il re degli spuntini italiani. Il Caffè Mulassano, scrigno di boiseries e specchi, introduceva per la prima volta nel suo menu una versione innovativa del tea sandwich inglese. Oggi, cento anni dopo, il tramezzino non è solo un classico dell’aperitivo, ma un’icona del design culinario nazionale.
L’intuizione di Angela: dall’America con furore
La storia del tramezzino inizia con un ritorno a casa. Angela Demichelis e suo marito Onorino Nebiolo, torinesi emigrati a Detroit negli Stati Uniti, decisero nel 1925 di rientrare in Italia. Con i risparmi accumulati oltreoceano, acquistarono per l’allora astronomica cifra di 300 mila lire la licenza del Caffè Mulassano.
Dagli USA i coniugi Nebiolo portarono con sé una novità tecnologica: la macchina per tostare il pancarré. Inizialmente proposero il classico toast, ma fu l’intuizione di Angela a cambiare tutto. Decise di servire il pane bianco, morbido e privato della crosta, farcendolo con ingredienti locali e freschi (inizialmente burro e acciughe). Fu un successo immediato tra le “sartine” e i professionisti che affollavano il centro di Torino.
Il tocco del Vate: perché “Tramezzino”?
Sebbene il prodotto fosse già amatissimo, mancava un nome che lo rendesse autenticamente italiano, in un’epoca in cui i termini anglofoni erano malvisti. A risolvere il dilemma fu Gabriele D’Annunzio.
Il “Vate”, assiduo frequentatore del locale, amava gustare questi piccoli triangoli morbidi durante i suoi aperitivi. Fu proprio lui a coniare il termine “tramezzino”:
- L’etimologia: Diminutivo di tramezzo, inteso come un elemento posto nel mezzo.
- Il significato: Per D’Annunzio, il nome richiamava i tramezzi architettonici della sua casa di campagna, ma evocava perfettamente anche la funzione del cibo: uno spuntino leggero da consumare “nel mezzo” della giornata, tra la colazione e il pranzo.
Una targa per la storia
Oggi, chi entra al Caffè Mulassano può ancora leggere la targa commemorativa che recita:
“Nel 1926, la signora Angela Demichelis Nebiolo, inventò il tramezzino”.
Da quel lontano 1926, la ricetta si è evoluta in mille varianti (nel 1936 La Cucina Italiana pubblicò la prima ricetta ufficiale), ma la filosofia è rimasta invariata: un morso di morbidezza capace di racchiudere il meglio della tradizione gastronomica regionale, dal tonno e carciofini alla salsa rosa con gamberetti.

